Regione Veneto

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Abstract
Il Veneto è stata una delle Regioni a statuto ordinario che ha sempre vantato una spesa molto alta in cultura.
A livello regionale il dibattito è stato a lungo concentrato sui criteri di erogazione dei contributi tra contribuzione ‘ a pioggia’ o programmazione e valutazione dei progetti, il controllo dei risultati dovevano essere strumenti da mettere in atto per responsabilizzare gli enti locali nelle loro azioni politiche e per renderli dunque anche parzialmente indipendenti dalle scelte della Regione.
Questa linea di tensione si è protratta almeno fino al 2002, quando la Regione decide di riconoscere alle Province, dodici anni dopo che ad esse era stata riconosciuta per legge la funzione della valorizzazione dei beni di sua competenza (ex l. 142/1990), la facoltà di proporre progetti e di ridistribuire le risorse.
Oltre a questa, un’altra linea di azione e intervento, in cui la Regione opera in maniera più libera, è quella della determinazione, del ritaglio e insomma della delineazione dei contorni di nuove frontiere del patrimonio culturale. Il patrimonio etnografico prima e linguistico locale, poi quello della civiltà paleoveneta sono porzioni di patrimonio che la Regione di volta in volta individua e pone in evidenza.
Su queste due strategie politiche si innestano le numerose iniziative normative, i finanziamenti speciali erogati dallo Stato, gli interventi normativi che ritagliano ulteriori spazi ‘di eccellenza’ all’interno della compagine amministrativa locale.
Negli anni Settanta le prime leggi regionali miravano a disciplinare il settore di nuova pertinenza regionale, da un lato cercando di ampliare il proprio raggio di azione, inserendo orti botanici e giardini nelle proprie competenze e recependo immediatamente l’allargamento determinato dalla locuzione “di interesse locale” del decreto delegato rispetto all’originario dispositivo costituzionale della sola “proprietà” di ente locale.
Dall’altro però guardavano al settore anche in maniera allargata, contemplando la necessità di “curare la strutturazione di un sistema” che facilitasse i contatti tra i musei.
Le difficoltà della Regione nel gestire il complesso panorama di musei ed enti si riscontrano nel fatto che pochi anni dopo – 1984 - si avverte di nuovo la necessità di intervenire nel settore con tre proposte normative e con la ripartizione degli enti culturali in base al meccanismo della graduazione dell’interesse.
Alla fine degli anni Novanta si registrano le innovazioni più significative, determinate da fattori locali, ma anche nazionali. I musei etnografici sono creati, riconosciuti e finanziati dalla Regione, poi dalla stessa nel 1995 trasformati in ‘sistema museale’.


Contenuti del database
In questo progetto la Regione Veneto è stata studiata nel tentativo di ricostruirne la politica in materia di sistemi museali attraverso lo studio della produzione legislativa.

Per questa Regione è stata effettuata una ricognizione in loco delle iniziative sistemiche messe in atto.

Per questa Regione è possibile consultare in questo sito:

- un dossier normativo, nella sezione Dossier;

- una raccolta delle norme relative al tema della politica per i musei e i sistemi museali, nella sezione Atti Ufficiali della Regione Veneto;

- una schedatura dei sistemi e reti museali presenti nel territorio regionale;

- un elenco dei soggetti non istituzionali coinvolti nella realizzazione dei sistemi o reti museali, quali imprese, associazioni, cooperative (vd. soggetti culturali della Regione Veneto.