Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna

Sardegna, Provincia del Medio Campidano attivo dal 16-10-2001
parco


Il Parco è stato istituito nell’ottobre 2001 con decreto del Ministro dell’Ambiente in concerto con i Ministri delle Attività produttive, dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e d'intesa con la Regione Sardegna, allo scopo di preservare e far conoscere le aree di archeologia industriale presenti nel territorio regionale.
La gestione del Parco è affidata a un Consorzio formato da tutti gli enti coinvolti territorialmente e dai Ministeri.

Attualmente il Parco è suddiviso in otto aree:
1. Monte Arci;
2. Orani-Guzzura-Sos Enattos;
3. Funtana Raminosa;
4. Argentiera-Nurra-Gallura;
5. Sarrabus-Gerrei;
6. Iglesiente;
7. Guspinese-Arburese;
8. Sulcis.
Questa ripartizione risale al 1997 quando i promotori dell’istituzione del Parco presentarono all’Unesco un progetto (dossier), che fu approvato e inserito nel programma Global Geoparks Network.
Le aree sono state scelte per le loro caratteristiche naturalistiche, geominerarie e per la presenza di un alto numero di testimonianze archeologiche.
Le otto aree sono state numerate progressivamente a seconda delle loro peculiarità e delle vicende storiche che le hanno maggiormente caratterizzate.
Il visitatore può così ripercorrere cronologicamente la storia dell’attività mineraria sarda attraverso le relative attestazioni presenti nel territorio dall’Età Preistorica al Novecento, fruibili grazie alla visita di miniere, siti archeologici, monumenti e musei dislocati nel Parco.

Per rendere più facile e meno dispersiva la visita a queste otto aree, gli organi di gestione del Parco Geominerario hanno ideato e inserito sul sito web ufficiale alcuni itinerari ‘virtuali’ per i fruitori maggiormente interessati a conoscere e comprendere più approfonditamente il territorio:
1. Itinerario Area Sulcis Terra di Carbone;
2. Itinerario Area Sarrabus-Gerrei Via dell’Argento;
3. Itinerario Area Orani-Sos Enattos L’oro bianco dei Sardi;
4. Itinerario Area Monte Arci I sentieri dell’ossidiana;
5. Itinerario Area Funtana Raminosa Miniere di Barbagia;
6. Itinerario Area La Maddalena-Sassari Granito e Miniere;
7. Itinerario Area Guspinese-Arburese Miniere e Cervi;
8. Itinerario Area Iglesiente Tra mare, boschi e miniere.

I beni che si trovano a insistere nel Parco, e dunque nelle relative aree, non vengono gestiti in maniera congiunta dal Consorzio, ma gli enti responsabili rimangono totalmente autonomi nello svolgimento delle loro funzioni e dei loro servizi.
Attualmente l’unico sito gestito dal Consorzio in accordo con il Comune di Carbonia è la Grande Miniera di Serbariu, attiva dal 1937 al 1964, che è gestita oggi dal Centro Italiano della Cultura del Carbone (CICC) costituito nel 2006 dal Comune di Carbonia e dal Parco Geominerario.
I locali della Grande Miniera ospitano:
- Museo del Carbone;
- una struttura polifunzionale per l’alta formazione universitaria;
- l’archivio storico e demoantropologico;
- Museo Paleoambienti Sulcitani E. A. Martel;
- il Centro di ricerca per lo sviluppo delle tecnologie energetiche pulite.

Il Museo del Carbone si sviluppa nel locale della lampisteria della miniera; a questo è collegata da un percorso museale la galleria sotterranea e la sala argani.
Nella lampisteria – il luogo dove un tempo ci si cambiava, lavava e avveniva la distribuzione delle lampade per scendere sotto terra – ha sede l’esposizione permanente, con pannellistica bilingue e supporti multimediali; essa ripercorre la storia del carbone, della miniera e della città di Carbonia. Tale esposizione è costituita da una preziosa collezione di oggetti – lampade da miniera, attrezzi da lavoro, strumenti, oggetti di uso quotidiano, fotografie, documenti, filmati d’epoca e videointerviste ai minatori ancora in vita – utile a ricostruire non solo la storia della miniera e degli uomini che vi lavorarono, ma anche dell’attività estrattiva isolana in generale.
La visita alla galleria sotterranea, oltre ad offrire un suggestivo percorso sotterraneo, dà la possibilità al fruitore di poter ammirare dal vivo l’evoluzione delle tecniche di coltivazione del carbone utilizzate a Serbariu dagli anni Trenta alla cessazione dell’attività, in ambienti fedelmente riallestiti che testimoniano le dure condizioni di lavoro dei minatori.
La sala argani conserva al suo interno ancora intatte le grandi ruote dell’argano con cui si manovrava la discesa e la salita delle gabbie nei pozzi.
La struttura polifunzionale è invece ospitata nei locali della torneria, della forge e della falegnameria.

Il Museo Paleontologico è stato allestito nell’estate 2009 nel padiglione delle ex officine.
A questo complesso si aggiungono alcuni ambienti destinati alle esposizioni temporanee e alle attività di studio e di ricerca applicata, che vengono gestiti dal Dipartimento di Scienza della Terra dell’Università di Cagliari (si veda anche la scheda relativa al Sistema Museale Cittadino di Carbonia consultabile nel sito web ufficiale del progetto, all’indirizzo http://www.sistemimuseali.sns.it).

Oltre alla Grande Miniera di Serbariu presso Carbonia, attualmente nel Parco sono visitabili altri sette siti minerari (ex miniere o parti di esse):
- il Pozzo Gal di Ingurtosu ad Arbus;
- la Galleria Henry a Bugerru;
- il sito di Funtana Raminosa a Gadoni;
- i cantieri di Montevecchio a Guspini;
- la galleria di Villamarina nella miniera di Monteponi a Iglesias;
- la grotta di Santa Barbara nella miniera di San Giovanni a Iglesias;
- Porto Flavia a Masua.

Tutti questi siti sono gestiti autonomamente dagli Enti proprietari – comunali o regionali – spesso attraverso cooperative locali.

La visita agli impianti permette al fruitore di prendere coscienza di come si svolgeva la vita all’interno dei singoli complessi minerari nel corso degli anni. Molte ex miniere sono state dotate di allestimenti sul tema del lavoro in miniera ed espongono le testimonianze (documentarie e fotografiche) e gli oggetti d’uso quotidiano, come nel caso degli impianti di Arbus, Bugerru, Guspini, Iglesias e Masua.
Oltre alle strutture estrattive rifunzionalizzate per la visita, il Parco presenta altri siti minerari dismessi e ancora non recuperati, generalmente in stato di abbandono e visitabili liberamente (almeno in parte).

Infine, per completare l’elenco del patrimonio culturale inserito entro i confini del Parco Geominerario, vanno menzionati quei beni che, pur non essendo prettamente legati al tema minerario, sono comunque presenti all’interno degli otto percorsi.

Tali beni nel sito web ufficiale del Parco sono stati raggruppati per tipologia al fine della loro promozione (http://www.parcogeominerario.eu):
1. Musei: il Museo Archeologico Comunale Ferruccio Barreca e l’Archivio Storico Comunale di Sant'Antioco, il Museo Mineralogico Sardo a Iglesias;
2. Chiese: Cattedrale di Santa Chiara a Iglesias, Basilica di Sant’Antioco Martire a Sant’Antioco, Chiesa di Sant’Elia di Tattinu a Nuxis, Chiesa di Santa Maria di Maltadi Guspini, Chiesa di Santa Maria della Neve a Villamassargia;
3. Aree archeologiche: Pozzo sacro di Funtana Coberta a Ballao, Villaggio preistorico a Barbusi, Complesso nuragico Sa Domu e S'Orku a Domusnovas, Tempio di Antas a Fluminimaggiore, Villaggio nuragico di Seruci a Gonnesa; Area archeologica di Neapolis a Guspini, Area archeologica di Montessu a Villaperuccio, Necropoli punica e Tofet e Nuraghe Corongiu Murvonis e Complesso nuragico di Grutti Acqua a Sant'Antioco, Necropoli di Locci Santus a San Giovanni Suergiu, Necropoli di Pani Loriga a Santadi, Tempio fenicio punico e santuario nuragico Matzanni a Vallermosa, Nuraghe Su Sonadori a Villasor;
4. Siti di archeologia industriale: centro storico (in quanto città di fondazione) a Carbonia, Centrale termoelettrica di Santa Caterina a San Giovanni Suergiu, Lavatoio ottocentesco a Villacidro;
5. Siti di archeologia militare: Torre di Cala Domestica a Bugerru, Torre sabauda e Batteria antinave e antiaerea SR 311 a Calasetta, Fortezza punica di Monte Sirai a Carbonia, Forte di S. Vittorio e Batteria antinave e antiaerea «Tommaso Zonza» a Carloforte, Torre di Portoscuso e Batteria antinave e antiaerea SR 310 «Capo Altano» a Portoscuso, Fortezza fenicio-punica di Pani Loriga a Santadi, Batteria antinave «Ammiraglio Camillo Candiani», Punta Menga a Sant’Anna Arresi, Torre Canai e Forte Sabaudo Su Pisu e Batteria antinave «Antonio Sogliuzzo», Capo Sperone e Semaforo di Capo Sperone a S. Antioco, Castello di Acquafredda a Siliqua, Castello Orguglioso a Silius.

La presenza nel territorio del Parco di musei, siti e monumenti di tipologia così diversa dà la possibilità di proporre un’offerta turistico-culturale ampia e variegata, sebbene non vi siano azioni di gestione congiunta.

Finalità e motivazioni

Negli anni Settanta il Parco è stato formulato come soluzione alla disoccupazione e alla depressione economica determinata dall’interruzione dell’attività estrattiva.

Nel 2001, il Decreto Istitutivo individua la finalità del Parco nell’«assicurare la conservazione e la valorizzazione del patrimonio tecnico-scientifico, storico-culturale e ambientale dei siti e dei beni ricompresi nel territorio».

Il Parco è stato individuato come soluzione più adatta per:
- rioccupare gli ex lavoratori delle miniere;
- bonificare, mettere in sicurezza e recuperare con finalità di pubblica fruizione i siti minerari dismessi;
- promuovere il turismo;
- proteggere l’ambiente.

Modalità di attuazione

Il Parco Geominerario è il risultato di un lungo processo, che ha coinvolto diversi soggetti istituzionali e della società civile.
Negli anni Settanta viene proposta l’ipotesi di un recupero in chiave turistica delle aree minerarie dismesse. Contemporaneamente si registrano anche proposte per la protezione dell’ambiente naturale regionale.

La prima proposta organica risale al 1973, quando fu pubblicata la Proposta per un sistema di Parchi e Riserve Naturali in Sardegna, con cui si indicavano alcune aree della Sardegna da tutelare per le loro peculiari caratteristiche storico-ambientali come il parco naturale del Monte Arcuentu e Foce del Rio Piscinas, le riserve naturali di Capo Frasca, Dune di Buggerru, la costa tra Buggerru e Nebida, Monte Linas, Oridda e Marganai.

Nel 1975 queste stesse aree venivano proposte come riserve naturali dalla Regione e, in occasione di un convegno delle Associazioni culturali e naturalistiche, veniva presentata da Fabio Cassola la proposta di realizzare un Consorzio di gestione tra enti territoriali, associazioni, università e Azienda forestale, per «la riserva naturale generale di Monte Linas, Oridda e Marganai».

Nel 1983, fu presentata da Gianlupo Del Bono (Servizio Geologico Nazionale) la proposta di creare un parco minerario e paleoindustriale dell’Iglesiente, da inserire all’interno del programma UNESCO Man and Biosphere (MAB).

Nel 1989 fu emanata la legge regionale n. 31 del 7 giugno, che regola l’istituzione e la gestione di «parchi, riserve naturali, aree di particolare interesse ambientale e monumenti naturali» al fine di conservare il patrimonio biologico e paesaggistico dell’Isola. Con questa legge la Regione ha provveduto a fornire una definizione di parchi, riserve e monumenti naturali, insistendo sulla necessità di tutelare le aree caratterizzate da valori «naturali, scientifici, storico-culturali e paesaggistici». Nel medesimo anno fu costituito il Comitato promotore del Parco.

Nel 1990 fu approvata la legge statale n. 221 del 30 luglio 1990 Nuove Norme per l’attuazione della politica mineraria. Ecologia. Questa norma, fortemente voluta dai parlamentari sardi, introduceva per la prima volta il concetto delle ‘attività sostitutive’, e quindi il sostegno economico alle attività, alternative a quelle minerarie, avviate nei territori interessati da bacini estrattivi.

Nel 1991 fu fondata un’associazione denominata Comitato Permanente per il Parco Geominerario, Ambientale e Storico dell’Iglesiente, con sede legale a Iglesias presso la Società Mineraria Sarda. Quest’associazione, nel 1993, preparò un intervento collettivo al convegno La Sardegna nel Mondo Mediterraneo, con cui proponeva un progetto riguardante la creazione del Parco Geominerario dell’Iglesiente. In tale progetto era contemplata anche la creazione di un sistema museale formato da «musei satellite» territoriali e articolati attorno ad un «museo guida».

Dai primi anni Novanta la Regione diventa titolare della conduzione delle miniere, affidate all’Ente Minerario Sardo (EMSA). Una delle prime esigenze avvertite a livello regionale fu la descrizione di un quadro generale chiaro e completo del problema. Pertanto si preoccupò innanzitutto di censire il patrimonio minerario e a tale scopo promulgò due leggi regionali ovvero la 38/1993 e la 29/1994.
Con la prima norma (l.r. 38/1993) fu istituita una Commissione Speciale con l’incarico di verificare consistenza e aspetti gestionali del «patrimonio minerario della Sardegna e del patrimonio già dismesso da attività mineraria».

Con la seconda norma (l.r. 29/1994) fu invece promossa la riqualificazione e la conservazione del patrimonio di archeologia industriale e furono posti come obiettivo il censimento, la catalogazione e la «organizzazione in strutture museali del patrimonio archeologico-industriale».

Nel 1993 anche lo Stato decise di intervenire nel settore minerario promulgando la legge nazionale n. 204 con la quale vengono offerte opportunità di individuare occasioni e fondi supplementari per favorire il settore.

Nel 1996 il Comitato Permanente per il Parco presentò una nuova proposta in occasione del Convegno Internazionale per il Centenario dell’Associazione Mineraria Sarda. Al convegno partecipava anche l’EMSA che da quel momento decise di farsi promotore del progetto di trasformare in parco le aree minerarie del territorio del Sulcis-Iglesiente-Guspinese.
L’Unesco considerò il Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna primo esempio emblematico della Global Geoparks Network, istituita nel corso della stessa Conferenza; la rete Unesco dei geoparchi fu formalizzata nel 2004 e il Parco Geominerario vi fu inserito nel 2007.

Nel 1998 è stata sottoscritta a Parigi la dichiarazione ufficiale di riconoscimento ed è poi stata sottoscritta la cosiddetta Carta di Cagliari, che fissa i principi cardine su cui istituire il Parco e le finalità da perseguire.

La Regione Sardegna, conscia del prestigioso risultato ottenuto, decise di promuovere l’elaborazione di uno studio di fattibilità che venne affidato alla società regionale di ingegneria Progemisa, allo scopo di avviare in maniera corretta le attività del Parco. Il compito di supervisionare l’intero lavoro venne affidato dalla Regione all’EMSA.

Dopo un periodo di stallo nel novembre 2000 lo Stato è intervenuto inserendo l’istituzione del Parco nella legge finanziaria n. 388 del 23 dicembre 2000. La norma stabiliva che entro tre mesi, il Parco Geominerario dovesse essere istituito con Decreto del Ministero dell’Ambiente. A causa di un disguido burocratico, dovuto a un vizio di forma riscontrato dalla Corte dei Conti nella prima stesura del Decreto Istitutivo, la formale istituzione del Parco però fu nuovamente rimandata per circa un anno.

Il 16 ottobre 2001 venne istituito, con apposito Decreto Ministeriale dei Ministeri dell’Ambiente, Attività Produttive, Istruzione, Beni e Attività Culturali, il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna.
La gestione del Parco da decreto fu affidata ad un Consorzio formato dagli enti locali, dalla Regione, dai Ministeri e dalle Università di Cagliari e Sassari. Dopo l’istituzione furono messi a disposizione del Parco i fondi previsti dalla legge n. 388/2000 da destinare alla gestione del Consorzio.

Sin dalla sua istituzione il Parco ha dovuto affrontare alcune difficoltà di carattere gestionale:
- l’eterogeneità della proprietà (comunali, regionali, etc.);
- la molteplicità delle competenze necessarie a gestire beni di natura assai differenziata (alcune sono comunali mentre altre regionali);
- il reinserimento di cinquecento lavoratori socialmente utili nel Parco.

La prima operazione che il Parco doveva compiere era la messa in sicurezza delle miniere. In seguito a contrasti di competenza nati tra la società IGEA, nata con l’incarico di mettere in sicurezza tutte le miniere di spettanza regionale, e la ATI, individuata nel 2001 per le attività di bonifica e valorizzazione e fondatrice di una società consortile, la Geoparco scarl, cui furono affidate le attività di bonifica, nel 2004, fu firmata un’intesa tra la Regione Sardegna e i rappresentanti dell’IGEA e della Geoparco scarl per la ripartizione dei compiti reciproci.
Queste difficoltà hanno fatto rallentare l’avvio delle attività. Nel 2004 viene sottoscritto un proprio Statuto.
L’8 febbraio del 2006 il Parco ha istituito, insieme al Comune di Carbonia, il Centro Italiano della Cultura del Carbone (CICC), allo scopo di promuovere e sostenere la conservazione, la tutela, il restauro e la valorizzazione di tutte le strutture e i beni dell’ex miniera di Serbariu e delle altre miniere carbonifere ricadenti nel territorio di Carbonia e nel Sulcis Iglesiente.
Le strutture museali e culturali che compongono il Centro sono per il momento le uniche a essere gestite seppur indirettamente dal Consorzio.
Per seguire questo primo caso esemplare, nel biennio 2007-2008 sono state istituite altre associazioni:
- Centro italiano Cultura dell’Ossidiana CICO con i Comuni di Pau e Masullas;
- Associazione Miniere di Rosas con il Comune di Narcao;
- Associazione Monte Linas con il Comune di Gonnosfanadiga;
- Associazione SPIEME San Pietro: Isola Ecologica del Mediterraneo con il Comune di Carloforte;
- Associazione Valle dei Menhir di Terratzu con il Comune di Villaperuccio;
- Associazione Grotta di Su Benatzu con il Comune di Santadi;
- Associazione Centro Ambientale Minerario Arburese con il Comune di Arbus.

L’avvio delle prime attività del Parco mise però in discussione l’adeguatezza degli organi amministrativi previsti dallo Statuto del 2004.
Poiché tali organi erano costituiti da rappresentanti politici degli enti appartenenti, essi si dovevano rinnovare ogniqualvolta mutasse ciascuna di tali amministrazioni politiche. Ciò determinava una continua e incessante frammentazione delle attività del Parco.
Il Ministero dell’Ambiente nel 2007 decise di affidare la gestione del Parco ad un commissario. Il Commissario avanzò alla Regione e al Ministero dell’Ambiente alcune proposte di modifica dello Statuto.
Ma la Regione non approvò tali proposte e presentò direttamente al Commissario Straordinario una propria controproposta.
Il rifiuto da parte della Regione Sardegna di accettare le proposte di modifica presentate dal Commissario ha di fatto creato una situazione di stallo nelle attività del Parco, non ancora risoltasi. Il Commissario dunque decise di concentrare i suoi sforzi nel garantire le attività minime relative alla gestione del Parco.
Si registra infatti nel novembre 2008 l’approvazione di un Piano economico-sociale di gestione del Parco che prevede una gestione coordinata dei siti minerari e delle strutture musealizzate di archeologia industriale presenti nel territorio del Parco.

Strumenti di comunicazione e visibilità

Il Parco Geominerario si avvale dei seguenti strumenti di comunicazione e visibilità:
- sito internet ufficiale del Parco Geominerario;
- sito internet ufficiale del CICC;
- portale «Reti del Parco» www.retidelparco.it (2007-2008): progetto telematico con cui sono messe in rete ‘virtualmente’, tramite un apposito sito web, esperienze italiane e internazionali affini a quella del Parco Geominerario sardo;
- materiale pubblicitario cartaceo, guide e pubblicazioni;
- organizzazione convegni;
- partecipazione a manifestazioni di varia natura (sportive, naturalistiche, culturali, enogastronomiche);
- realizzazione mostre (I codici minerari: statuti europei a confronto. Dalle Tavole di Aljustrel agli Ordinamenta medievali, 2008; Ho bussato alle porte di una città meravigliosa. Nivola, 2009) all’interno delle strutture afferenti;
- Premio Tesi di laurea del Parco Geominerario.

L’organo di gestione del Parco Geominerario, denominato Consorzio del Parco, dispone dei seguenti strumenti di visibilità:
- sito internet;
- marchio collettivo del Consorzio.

Per quanto riguarda le singole strutture all’interno dei confini del Parco si segnala la presenza di:
- sito internet per le aree in concessione all’IGEA e di proprietà dei Comuni di Arbus, Guspini e Iglesias;
- materiale pubblicitario cartaceo;
- organizzazione di mostre, eventi culturali ed enogastronomici;
- attività convegnistica.

Servizi offerti

Il Parco, attraverso il suo Consorzio, realizza attualmente solo servizi di promozione attraverso il sito web ufficiale.

Il Museo del Carbone, unica struttura museale a essere direttamente gestita dal Parco tramite l’Associazione CICC, offre i seguenti servizi:
- visite guidate in diverse lingue (italiano, inglese, francese e tedesco);
- presenza di ‘vetrine tattili’ per non vedenti;
- accesso speciale per i disabili;
- bookshop;
- caffetteria;
- sala convegni, con annesso servizio di traduzione in caso di conferenze;
- attività didattica.

I servizi offerti dalle altre strutture museali e dai siti archeologici presenti all’interno del Parco variano di caso in caso, poiché la loro gestione è effettuata, come abbiamo anticipato, dagli Enti proprietari (comunali e regionali) in piena autonomia rispetto agli altri aderenti e agli organi di gestione centrali dello stesso Parco.
Nel caso dei siti minerari gestiti dall’IGEA, e quindi di proprietà della Regione Sardegna, i servizi si limitano esclusivamente alla visita guidata in italiano previo appuntamento. Per i siti minerari di proprietà dei Comuni in generale i servizi garantiti riguardano la visita guidata, in italiano e inglese; il bookshop con vendita di souvenir; la caffetteria e l’attività didattica.

Aspetti gestionali

Al fine di facilitare i compiti di gestione, il Parco si articola nel territorio attraverso un «sistema a rete».
Tale sistema ha una Sede centrale, a Iglesias, che svolge funzioni amministrative, e otto Sedi territoriali, ognuna guidata da un proprio Responsabile d’Area. Queste sedi hanno il compito di rappresentare il Parco sul territorio.
Le Sedi territoriali sono state attive per la sola annualità 2008, nel restante periodo è stata invece la Sede centrale di Iglesias a svolgere tutte le attività e i rapporti con i singoli enti coinvolti (http://www.parcogeominerario.eu).
Le otto Sedi territoriali coincidono con la suddivisione in aree elaborata durante la fase di progettazione del Parco.
La gestione del Parco e delle sue attività è affidata al Consorzio del Parco Geominerario storico-ambientale della Sardegna.

All’interno dello Statuto emanato nel 2004 sono specificati gli organi attraverso i quali il Consorzio è organizzato: il Presidente, il Consiglio Direttivo, la Comunità del Parco, il Collegio dei Revisori dei Conti, il Direttore del Parco e il Comitato tecnico-scientifico.
Il Presidente del Consorzio, nominato con Decreto Ministeriale, svolge le funzioni di legale rappresentante e promuove azioni e provvedimenti urgenti per la tutela degli interessi del Parco.

Il Consiglio Direttivo, composto dal Presidente del Consorzio e da altri sedici componenti di cui quattro in rappresentanza dei Ministeri aderenti, quattro in rappresentanza della Regione Sardegna, quattro in rappresentanza dei Comuni ed altri quattro in rappresentanza delle Province facenti parte della comunità del Parco, esercita le funzioni d’indirizzo politico-amministrativo, definendo gli obiettivi e i programmi da attuare, deliberando su atti rientranti in tali funzioni e verificando la rispondenza dei risultati dell’attività amministrativa e della gestione agli indirizzi impartiti.

La Comunità è un organo di programmazione, d’indirizzo e di controllo del Consorzio del Parco ed è composta da un rappresentante di ogni ente o soggetto giuridico che aderisce al Parco.

Il Collegio dei Revisori dei Conti, nominato con Decreto del Presidente della Giunta Regionale della Sardegna, esercita un controllo contabile sugli atti del Consorzio secondo le modalità stabilite nell’apposito regolamento di contabilità adottato dal Consiglio Direttivo.

Il Direttore, invece, è la figura responsabile della gestione e risponde dell’esercizio delle sue attribuzioni al Consiglio Direttivo.

In ultimo, il Comitato Tecnico-Scientifico ha funzioni propositive e consultive su ogni questione afferente la gestione.

Gli organi di gestione del Parco sono intimamente connessi alle vicende politiche locali e nazionali, poiché sono espressione di tutte le amministrazioni coinvolte. Tale fattore, insieme ad altri problemi gestionali causati dall’eccessiva articolazione dell’apparato burocratico del Parco, ha causato un’eccessiva frammentazione del suo funzionamento e ha reso necessaria una revisione dello Statuto, in vigore dal 2004.
Per questo motivo, a partire dal marzo 2007, lo Statuto e il Decreto Istitutivo sono stati oggetto di alcuni tentativi di modifica tesi proprio a semplificare la gestione del Parco.

Nello specifico, nel caso del Decreto Istitutivo dette modifiche comporterebbero:
- l’introduzione, tra le premesse, dell’importante considerazione secondo cui il Parco è annesso al sistema della Rete dei Parchi Nazionali e, pertanto, oltre agli stanziamenti ordinari già previsti, potrebbe usufruire anche dei benefici finanziari destinati dallo Stato ai Parchi Nazionali;
- la riduzione da 17 a 9 dei componenti del Consiglio Direttivo, introducendovi anche un rappresentante delle Associazioni e delle Università sarde;
- l’eliminazione della norma secondo cui i consiglieri decadono ogni qualvolta viene rinnovata l’assemblea elettiva dell’istituzione che li ha espressi;
- la rinnovata composizione del Comitato Scientifico (i cui componenti vengono ridotti a 6), inserendovi anche il Direttore Regionale del Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici della Sardegna.
Invece, nel caso dello Statuto le modifiche riguarderebbero:
- la riduzione degli articoli da 36 a 23;
- la ripartizione delle quote consortili fra tutti i consorziati (Comuni 53%, Province 8%, Regione 16%, Ministeri 16%, Università 5%, altri 2%);
- la semplificazione dell'Organo di Controllo; il nuovo Statuto, una volta approvato, prevede che la verifica delle attività del Consorzio non debba più essere eseguita dalla Conferenza dei Servizi - composta dai Ministeri dell'Ambiente, delle Attività produttive, dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e dalla Regione Sardegna - ma esclusivamente dal Ministero dell'Ambiente;
- l’introduzione della Pianificazione Strategica del Parco;
- la ridefinizione del Piano di Coordinamento;
- l’elaborazione del Piano Territoriale del Parco, quale strumento attuativo del Piano paesaggistico Regionale al quale resta comunque subordinato.

Le citate variazioni, accettate all’unanimità dagli organi del Consorzio e dai Ministeri che lo compongono, sono ancora bloccate a causa del parere contrario della Regione Sardegna del 2008.
Questa controversia ha comportato il blocco dell’elaborazione di alcuni strumenti previsti dal nuovo Statuto e ritenuti fondamentali per una gestione più dinamica e semplificata del Parco, come la Pianificazione Strategica e il Piano Territoriale.

Il regolamento non è ancora stato elaborato, in attesa della rielaborazione dello Statuto.
Il personale, allo stesso modo, non è ancora stato assunto per la mancanza degli atti istitutivi fondamentali, ossia Statuto e Regolamento.
Anche l’affidamento della messa in sicurezza delle aree minerarie è stato soggetto a ritardi a causa dei contrasti sorti tra la vecchia società affidataria, l’IGEA, e la nuova affidataria, la Geoparco scarl. Solo nel 2004 è stato raggiunto un accordo a tre, che ha consentito di ripartire la cura della messa in sicurezza delle aree e i relativi stanziamenti in maniera condivisa.
La gestione dei beni assai diversi pone il problema delle competenze. La gestione è ancora affidata dai singoli Comuni a cooperative locali. Ad esempio l’Associazione Zampa Verde opera nei siti del Comune di Arbus, l’ATI delle cooperative Fulgheri e Promoserapis opera per il Comune di Guspini, l’Associazione APIMMG gestisce il Museo dell’Arte Mineraria nella miniera di Monteponi a Iglesias. Al contrario i siti di pertinenza regionale vengono tutti gestiti da IGEA.
Il caso limite di questa sovrapposizione gestionale è rappresentato dal sito minerario di Montevecchio al confine fra i Comuni di Arbus e Guspini.
Questo sito è in parte di proprietà del Comune di Arbus, in parte del Comune di Guspini e in parte della Regione Sardegna; esso quindi viene gestito sia dalle cooperative dei singoli Comuni sia dall’IGEA.

Precisiamo che negli ultimi anni, gli organi gestionali del Parco si sono attivati per garantire una gestione integrata del patrimonio culturale presente all’interno dell’Ente e per intervenire direttamente nella sua gestione. A tale scopo, il Consorzio ha provveduto a costituire alcune Associazioni con determinati Comuni. All’interno di queste associazioni il Parco svolge una funzione soprattutto di supporto economico in quanto partecipa al 50% del budget, specialmente per quel che riguarda la copertura del deficit annuale.
La prima, e per il momento l'unica attiva, di queste associazioni è il Centro Italiano della Cultura del Carbone (CICC), costituito – insieme al Comune di Carbonia l’8 febbraio 2006 – allo scopo di gestire e valorizzare i beni e le strutture dell’ex miniera di Serbariu.

Aspetti finanziari

Da Statuto costituiscono entrate del Consorzio del Parco:
- i finanziamenti disposti con l’art. 114 comma 10 della legge n. 388/2000: 3 miliardi di lire per l'anno 2001 e 6 miliardi di lire a decorrere dall'anno 2002;
- eventuali contributi ordinari e straordinari della Comunità Europea, della Regione Sardegna, delle Province, dei Comuni e di altri enti pubblici statali e locali;
- eventuali lasciti e donazioni in favore del Parco;
- diritti di ingresso in strutture museali del Parco e introiti relativi ai servizi resi;
- proventi delle sanzioni derivanti da inosservanza del Regolamento per la salvaguardia del Parco;
- quote di partecipazione dei singoli enti ripartite in proporzione all’estensione e al valore storico e ambientale del territorio di ogni singolo Comune e Provincia.

Di fatto, poiché le attività del Parco sono state fino ad ora assai limitate, le uniche fonti di finanziamento sono state:
1. le quote di partecipazione degli enti che compongono il Consorzio;
2. gli introiti (al netto di quelli spettanti al Comune di Carbonia come proprietario e co-gestore del Museo) della vendita dei biglietti e dei servizi offerti (bookshop, caffetteria, vendita souvenir, etc.) all’interno del Museo del Carbone di Carbonia. Queste entrate vengono utilizzate però per coprire le spese riguardanti la gestione del Museo.
Per gli altri beni culturali presenti nelle otto aree del Parco è invece il singolo Ente di appartenenza a gestire i relativi introiti.

Bibliografia

F. Cassola, F. Tassi, Proposta per un sistema di parchi e di riserve naturali in Sardegna, «Bollettino Società Sarda Scientifica Naturale», Cagliari 1973;
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Regione Autonoma della Sardegna, Il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna. Sintesi del Dossier presentato all’UNESCO, s.l. 1998;
Parco geominerario, nasce il comitato, «L’Unione Sarda» del 19 maggio 1998;
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Scheda a cura di Cristina Borgioli, Maria Giuseppa Deligia

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