Dossier Regione Lazio

Prima del "sistema museale" nella legislazione regionale

1. Prima del "sistema museale" nella legislazione regionale

La Regione Lazio fin dai primi anni Settanta dimostra un forte interesse nei confronti del patrimonio culturale, emanando alcune disposizioni legislative specifiche e dedicando particolare attenzione ai musei e alla loro organizzazione per aggregazioni .
Già nel primo Statuto regionale del 1971 la «politica di piano» è assunta dalla Regione Lazio come metodo di intervento tra Stato ed enti locali . La prima menzione di una politica per i ‘sistemi’ riguarda le biblioteche secondo una tendenza verificabile anche in altre Regioni italiane. Nel 1973, infatti, si contempla, tra le iniziative promosse e finanziate dall’amministrazione regionale, la possibilità di creare sistemi tra biblioteche pubbliche di enti locali, anche mediante la sperimentazione di «nuove tecniche di documentazione», finalizzate a rendere tali biblioteche «centri culturali polivalenti»; tuttavia la legge non entra nel merito della specifica organizzazione di tali sistemi . Nella stessa norma, per il settore museale, al contrario non si fa alcun riferimento alla realizzazione di sistemi e l’intervento della Regione risulta rivolto principalmente alla catalogazione, all’implementazione delle raccolte e allo sviluppo delle diverse attività scientifiche connesse ai musei .
Solo due anni dopo viene approvata la legge regionale n. 76 del 18 giugno 1975 , Norme in materia di musei di Enti locali o di interesse locale, − disposizione di riferimento per il settore museale fino al 1997 − che introduce una prima riflessione a livello regionale in merito alla possibilità di gestione integrata per i musei di enti locali, sebbene non inserisca ancora l'espressione ‘sistema museale’ nel dettato di legge. La norma costituisce una interessante e precoce testimonianza dell'attenzione regionale al tema della gestione museale, con puntuali riferimenti all'adozione di regolamenti per i singoli musei e alla possibilità di istituire aggregazioni tra più istituti da gestire in forma associata o consorziata.
I musei di ente locale sono concepiti come «servizi culturali pubblici» i cui compiti sono la raccolta e la conservazione dei beni culturali, la ricerca scientifica, la diffusione della conoscenza sul territorio regionale. Pertanto gli enti locali sono obbligati ad adottare regolamenti per i propri musei in modo da garantire la massima fruibilità delle strutture . La concezione del museo come ‘servizio pubblico’ costituisce il presupposto per l'individuazione della necessità di elaborare regolamenti appositi e per l'opportunità, prospettata alle amministrazioni locali, di associarsi o consorziarsi tra loro, al fine di gestire più musei secondo proprie proposte di aggregazione . La norma stabiliva in particolare che una determinata aggregazione tra più musei potesse istituirsi previo favorevole parere degli organi regionali preposti, mentre il regolamento ed i criteri di gestione per tali associazioni o consorzi dovevano essere formulati in maniera collegiale dai rappresentanti degli enti locali coinvolti . Per il funzionamento delle associazioni di musei si stabiliva che un’apposita commissione, nominata dall'assemblea dell'ente interessato − ovvero Comune, Provincia, comunità Montana o loro consorzi − e con incarico triennale, elaborasse gli indirizzi attinenti la gestione . La norma regionale infine dava agli enti locali anche la facoltà di stipulare accordi e convenzioni per il reciproco scambio di personale specializzato o l’uso di determinati servizi .
Appare evidente che nella legge regionale 76/1975, nonostante non sia ancora presente la formula ‘sistema museale’, sono di fatto rintracciabili i presupposti legislativi atti ad avviare esperienze sistemiche nel settore musei, sia attraverso l'attuazione di consorzi o associazioni tra amministrazioni locali per la gestione comune, sia mediante accordi di tipo diverso per la condivisione di servizi. Le aggregazioni di musei con gestione coordinata risultano, già alla metà degli anni Settanta, finalizzate a perseguire gli scopi dei musei di ente locale, considerati come veri e propri ‘presidi’ culturali a servizio dei cittadini, e dunque atte a favorire la fruibilità delle strutture, la ricerca, la diffusione della conoscenza.
Questo impulso normativo dato dalla Regione si sviluppa soprattutto in due direzioni: l’avvio di una serie di censimenti e ricognizioni dei musei ed alcuni primi concreti tentativi di aggregazione a livello locale.
Nel novembre del 1977, su iniziativa dell'assessorato alla cultura della Regione, si tenne a Roma la Prima conferenza regionale sulla politica dei beni culturali ed ambientali. In questa occasione emersero due tematiche rilevanti ai fini della nostra ricerca, in quanto successivamente incidenti nella politica regionale di settore: da un lato l'importanza di conferire una accezione molto ampia alla definizione di «bene culturale», ovvero del patrimonio oggetto delle politiche regionali, che doveva contemplare tutte le espressioni culturali e non solo dunque quelle artistiche; dall'altro l'esigenza di decongestionare la concentrazione dei visitatori a Roma per distribuirli sul territorio, da cui discendeva la necessità di operare in maniera diffusa e «reticolare» in tutta la regione .
Nel Piano per lo sviluppo dei musei di Enti locali o di interesse locale per l'anno 1976 − col quale si progettavano numerosi interventi sulle strutture museali, come ampliamenti e restauri − tra le iniziative promosse vi era anche quella denominata «Attività promozionale e di ricerca per il censimento dei beni culturali e ambientali del Lazio», che prevedeva un’indagine sulle strutture museali presenti sul territorio e sulla loro utilizzazione . Lo studio, affidato all’Istituto di Storia dell’Arte della Facoltà di Magistero dell’Università di Roma, fu concretamente avviato solo nel 1979 e si concluse nel 1983, con la descrizione di una realtà caratterizzata da profondi squilibri territoriali tra aree molto sviluppate ed altre estremamente depresse . Si prendeva atto in particolare del condizionamento determinato dalla forte presenza di Roma, che costituiva un eccellente catalizzatore culturale senza però che i flussi si riversassero sul territorio. Più in generale viene descritta una situazione culturalmente più arretrata rispetto a quella di altre regioni centro-settentrionali. Il territorio laziale - escluse alcune esperienze positive maturate a livello territoriale (come i musei civici di Viterbo, Velletri, Albano e Sezze Romano) risultava bisognoso nel complesso, oltre che di maggiori finanziamenti, soprattutto di un lavoro capillare per il potenziamento dei servizi culturali.
Dalla relazione del coordinatore del settore beni ed attività culturali della Regione, annessa alla pubblicazione dell'indagine sui musei, emerge la consapevolezza di dover attuare una politica di sviluppo attraverso la realizzazione di «reti» di servizi culturali, tali da investire tutto il repertorio delle strutture e delle attività legate alla cultura: biblioteche, musei, archivi, laboratori teatrali e musicali, auditori, videoteche. Questa constatazione indica come la Regione ritenesse attuabile un generale sviluppo del settore museale solo all’interno di una programmazione politica più vasta, capace di legare le diverse istituzioni afferenti alla sfera culturale. La riqualificazione del settore museale in altre parole si rendeva possibile solo attraverso una operazione di miglioramento, a livello locale, di tutti i «servizi culturali».
A conclusione della relazione, infatti, si affermava esplicitamente che «una politica di sviluppo dei musei e dei sistemi museali» dovesse essere «parte integrante» di una politica più ampia che avrebbe potuto realizzarsi attraverso la creazione sul territorio di «una rete diffusa di strutture» di vario tipo che avrebbero dovuto agire in base alla programmazione regionale. Tali azioni coordinate avrebbero portato all’affermazione di alcuni «centri» che sarebbero stati i punti di riferimento locale . Nel 1978 la Regione si era occupata di regolamentare dal punto di vista legislativo anche l’ambito della promozione della cultura, nella convinzione di dover favorire «il più ampio decentramento culturale nei comuni e nei quartieri» : a questo scopo si impegnava a curare direttamente indagini conoscitive, convegni, mostre ed altre iniziative analoghe e a contribuire alla realizzazione delle stesse da parte di diversi soggetti pubblici (o enti privati giuridicamente riconosciuti) tra i quali anche enti locali o loro consorzi . Rimaneva ancora consistente il sostegno economico a favore delle iniziative a carattere permanente volte alla promozione della ricerca e della documentazione nei diversi settori culturali e della conoscenza della storia e delle tradizioni locali . Ma soprattutto si nota nel concreto un’effettiva agevolazione delle aggregazioni di enti in quanto nell’assegnazione dei contributi veniva dato titolo preferenziale agli interventi tesi ad organizzare qualificati circuiti regionali in campo teatrale, musicale e cinematografico. Lo strumento finanziario si aggiungeva dunque alle precedenti indicazioni teoriche per favorire lo sviluppo di reti e circuiti.
Dal 1981 si aggiunse alla già citata ricerca sui musei locali avviata nel 1979, un’altra indagine condotta dal settore regionale Beni e attività culturali, che in maniera originale si articolava attraverso la realizzazione di una serie di incontri per aggregazioni sovra-comunali, come distretti scolastici e consorzi, mirando alla conoscenza integrata delle diverse realtà culturali del territorio (biblioteche, musei, archivi ed altri 'presidi' culturali). I risultati di questo progetto rendevano disponibili molte nuove informazioni sulle connessioni in atto, o potenzialmente attuabili, tra attività di ambito museale, bibliotecario e di promozione della cultura. Questi dati andavano quindi ad arricchire quelli emersi dalla precedente indagine sui musei locali, inerenti la consistenza delle collezioni museali, il loro stato di conservazione, la qualità dei loro ‘contenitori’ (idoneità delle strutture, criteri di esposizione etc.) e costituivano una base documentaria di grande importanza per la programmazione regionale di settore tanto da divenire la piattaforma analitica per la redazione dei successivi Piani Annuali per i musei . La Regione dunque metteva a frutto le attività di ricerca precedentemente supportate e le finalizzava all’elaborazione di uno strumento concreto di gestione delle politiche, che doveva stabilire obiettivi e finanziamenti.
Alla metà degli anni Ottanta la necessità di operare attraverso modelli istituzionali di tipo aggregativo, soprattutto in favore dei musei minori, viene indicata dalla Regione come strada per risolvere i problemi dei musei laziali. Nella relazione a conclusione dell’indagine sui musei locali (1985) a firma dell’allora responsabile dell’Ufficio Musei della Regione, Maria Cecilia Mazzi, si legge un chiaro orientamento verso lo sviluppo di realtà museali plurime, soprattutto per l’esigenza di concentrare alcune delle funzioni necessarie al corretto funzionamento di musei in un unico organismo ‘centrale’. Nel testo è auspicato lo sviluppo di forme di aggregazione tra musei − alle quali si suppone di pervenire «attraverso un tragitto che consenta tappe organizzative e culturali intermedie» − a livello gestionale, preservando però le singole peculiarità dei musei ed il loro specifico rapporto con il territorio . Il modello così descritto è finalizzato alla «diffusione integrata delle informazioni», inteso come un «centro» in grado di elaborare ed assicurare servizi ai «terminali» che hanno il compito di erogare le informazioni al pubblico, pur non prevedendo una struttura gerarchica delle funzioni: il processo di scambio di informazioni infatti non deve essere unidirezionale ma biunivoco e la capacità propositiva delle sedi di diffusione dovrebbe determinare l’attivazione delle funzioni centrali .
Il Piano per i musei del 1982 prevedeva come primo obiettivo il potenziamento delle esperienze museali che si erano positivamente distinte nel corso delle indagini regionali ovvero di quei musei che avevano mostrato un notevole potenziale di sviluppo, grazie alla messa in pratica di iniziative ed attività finalizzate al miglioramento della loro funzione culturale. Il consolidamento di questi esempi virtuosi era finalizzato all’organizzazione di una efficiente «rete» di musei con centri («poli») in grado di aggregare le realtà minori delle aree meno sviluppate . La Regione si impegna in quegli anni anche a livello finanziario per la riqualificazione dei musei esistenti e per l’aggiornamento dei criteri museografici . I requisiti necessari per ottenere i finanziamenti regionali per lo sviluppo dei musei nei primi anni Ottanta, confermano una linea di programma che vede positivamente l’organizzazione degli interventi per ‘sistemi’: i finanziamenti per le spese di catalogazione, ad esempio, sono finalizzati a stimolare campagne che si muovano all’interno di una pianificazione delle attività da svolgete in maniera coordinata per più strutture .
Oltre all’interesse dimostrato nell’incoraggiare le istituzioni culturali, non solo di natura museale, all’instaurazione di insiemi collaborativi, il medesimo atteggiamento si riflette anche in altri settori della tutela, ed in particolare verso la regolamentazione delle aree naturali protette e dei siti archeologici, nel tentativo di elaborare una programmazione degli interventi, sia in ambito culturale che in ambito paesaggistico. Nel 1977 questa tendenza si verifica nell’ambito della politica di riequilibrio del territorio , con l’approvazione della legge n. 46, Costituzione di un sistema di parchi regionali e delle riserve naturali, volta a conservare le risorse naturali, paesaggistiche ed ambientali, mirando a realizzare una «corretta fruizione del territorio per gli scopi sociali, ricreativi, scientifici, didattici e culturali» . Procedono dunque di pari passo l’attenzione per i musei e la cura delle condizioni del territorio, con l’intento di porre una fruisione ampia e condivisa di questi beni.
Negli anni Ottanta in ambito laziale diviene particolarmente sentita la necessità di rafforzare il legame tra musei locali e territorio, anche in virtù di un’efficace riqualificazione del patrimonio delle aree di interesse archeologico. Reiterate manomissioni, frequenti speculazioni edilizie, lo spopolamento di alcuni centri montani e collinari avevano, infatti, prodotto gravi danni che necessitavano ormai di specifici interventi di tutela. È significativo, a questo proposito, che proprio nei musei locali si andassero ad individuare opportuni presidi per la salvaguardia del contesto territoriale. Si può ipotizzare che la coeva promozione dei «musei comprensoriali», per i quali le collezioni museali risultano integrate con il patrimonio territoriale, possa essere stata incoraggiata anche nell’ottica di una simile attività di controllo del patrimonio naturale ed archeologico .
Le prime concrete esperienze nel campo dei sistemi museali nascono a livello provinciale già alla fine degli anni Settanta, tanto che alla metà del decennio successivo ogni Provincia risulta aver elaborato progetti, più o meno compiuti, assimilabili al concetto di sistema territoriale . Bisogna tuttavia sottolineare che i primi esempi di attività sistemiche sono nella maggior parte dei casi più vicini al concetto di ‘parco’ ed ‘itinerario’, forse anche per la difficoltà di organizzare concretamente azioni sinergiche tra diversi enti locali rivolte esclusivamente ai musei .
Un esempio di questo tipo di esperienze è il sistema museale del Lago di Bolsena, che nasce nel 1977 prendendo avvio da una delibera comunale del 1975. La delibera era stata approvata in seguito al ritrovamento di reperti archeologici durante gli scavi − effettuati dall’École Française de Rome con la Soprintendenza − nella Necropoli di Volsinii e della conseguente proposta di istituire un antiquarium per raccoglierli. Dal momento che anche negli altri centri circumlacustri esistevano notevoli testimonianze archeologiche, questo primo progetto si trasformò, prevedendo che si istituisse un centro di documentazione di riferimento per tutto il territorio del lago. Nonostante le difficoltà dovute ad un sostanziale disinteresse degli altri Comuni, nei primi anni Ottanta l’area archeologica divenne parco e fu collegata mediante un percorso al museo nel frattempo istituito a Bolsena . Durante gli anni Novanta grazie a finanziamenti comunitari sono stati realizzati nuovi allestimenti museali ed itinerari «turistico culturali» che hanno coinvolto anche altri Comuni che si sono gradatamente aggiunti al sistema . Nel 2000 è stata firmata infine la convenzione intercomunale per la gestione associata dei musei, peraltro istituiti nella maggior parte durante gli anni Novanta . Si tratta dunque di un’esperienza che, avviata nel 1975, si è progressivamente sviluppata, fino ad assumere oggi la fisionomia e la denominazione ufficiale proprio di ‘sistema museale’.
Sempre alla metà degli anni Settanta prendeva le mosse un progetto elaborato da un consorzio di Comuni dell’Agro Foronovano articolato in una serie di itinerari storico-archeologici attraverso il territorio dell’antica Forum Novum. Altri progetti coevi furono quelli dei Monti Lepini e della Provincia di Latina, anch’essi tesi ad organizzare percorsi e alla creazione di nuovi musei in aree territoriali caratterizzate dall’esistenza di un tessuto storico-culturale organico . Già da questi primi esempi appare evidente come la creazione di sistemi territoriali sostenuta dalla Regione sia stata finalizzata a mettere in luce le diverse emergenze culturali di un determinato territorio che non viene però scelto acriticamente, ma in modo da presentare una sua omogeneità di fondo, sia per le proprie vicende storiche sia per le vocazioni culturali ed ambientali: questa caratteristica rimarrà una caratteristica distintiva anche nella futura legislazione regionale in materia, come vedremo più avanti nella disamina della legge 42/1997.
Nel biennio 1985-1986, la Regione Lazio promosse, in accordo con il programma ministeriale «Città e necropoli d'Etruria dal Tevere alla Valle Padana», la realizzazione del progetto «Etruschi», volto alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale dell'Etruria meridionale anche a fini turistici. Tale progetto venne realizzato con il Ministero per i beni culturali ed ambientali e prevedeva la creazione di un sistema organico di servizi culturali (tra cui musei, biblioteche, parchi e aree archeologiche) allo scopo di consolidare le istituzioni esistenti o in via di allestimento migliorandone la fruizione pubblica. I finanziamenti per gli interventi relativi al progetto risultavano destinati, tra gli altri soggetti, anche ad aggregazioni di enti locali sotto forma di consorzi ed associazioni . Nelle disposizioni finanziarie per la redazione del bilancio di previsione per il 1986, venivano stanziati dieci miliardi di lire per una serie di progetti relativi ai settori cultura ed ambiente, così definiti: «circuito museale centrale», «aree archeologicamente centrali», «parco produttivo del litorale romano», «parco archeologico di Ostia e Fiumicino», «area archeologica Etruria meridionale», «area di Tivoli», «area Castelli Romani» . Tali progetti rientravano nell’ambito degli interventi regionali ad integrazione di quelli straordinari per il Mezzogiorno presentati dalla legge nazionale 651 del 1983 ed erano rivolti allo sviluppo dell’occupazione giovanile e femminile nel settore cultura ed ambiente . Mentre nelle aree meno sviluppate della regione si operava per una riqualificazione del territorio attraverso la creazione di sistemi territoriali, a Roma gli sforzi della Regione sono piuttosto tesi a migliorare le strutture museali esistenti, soprattutto con interventi di riordino critico degli allestimenti e sviluppo dei servizi alla visita .
Nel 1988 la Regione Lazio approva una nuova norma relativa al patrimonio culturale . Tale legge disciplina la formulazione e l’attuazione di progetti finalizzati all’occupazione nel settore beni culturali ed ambientali e prevede tra i soggetti abilitati alla presentazione dei progetti gli enti locali e loro eventuali consorzi. In questo modo la Regione tenta di incoraggiare il coordinamento degli enti locali, nell’ambito della programmazione delle loro attività. La legge regionale 37/1988, per la quale assumono particolare rilievo i progetti diretti alla gestione dei servizi culturali di enti locali e al miglioramento delle condizioni di fruizione delle aree archeologiche e monumentali, sopprime però − senza indicarne i motivi − alcuni dei progetti enunciati nella legge 19/1986 ovvero il «circuito museale centrale», il «parco produttivo del litorale romano» e il «parco archeologico di Ostia e Fiumicino». Sono invece confermati gli stanziamenti per i restanti progetti essenzialmente finalizzati alla riqualificazione di aree archeologiche e allo sviluppo di musei, biblioteche e centri culturali anche mediante l’assicurazione di apertura al pubblico e dell’accesso gratuito alle biblioteche, ai centri culturali e ai musei per esigenze didattiche . Il progetto «aree archeologiche centrali» proponeva in particolare di realizzare a Roma parchi archeologici mediante la riqualificazione di aree di proprietà comunale avviando scavi, restauri ed integrazioni di infrastrutture urbane , mentre quello denominato «Etruria meridionale» si connetteva alle operazioni di valorizzazione delle zone già interessate al citato progetto «Etruschi», garantendo − nell’ambito delle competenze regionali −la gestione e la fruizione dei musei, delle aree archeologiche, dei monumenti . I progetti «area di Tivoli» e «area Castelli Romani» proponevano la valorizzazione delle due zone − la prima ad est di Roma, comprensiva delle regioni dell’Aniene, della Prenestina e del Sublacense, la seconda coincidente con i Comuni del territorio omonimo − con interventi volti allo sviluppo di musei, biblioteche e centri culturali. La Regione si impegnava in particolare per la ristrutturazione delle sedi e per il loro allestimento, mentre gli enti proprietari dovevano garantirne la gestione e la fruizione pubblica, assicurando l’apertura al pubblico, la presenza di personale idoneo, l’accesso gratuito ai musei, la disponibilità a concedere alla Regione l’uso delle strutture in occasione di iniziative regionali .
Tra le operazioni più significative condotte dalla Regione nel triennio 1988-1990, va menzionato l’intervento sperimentale sul centro storico di Palestrina, legato al recupero del Tempio della Fortuna Primigenia e della relativa area archeologica . Il progetto prevedeva la creazione di un «sistema organico» di servizi culturali e turistici, comprensivo di musei, complessi monumentali, biblioteca, archivio storico e parcheggi, attraverso la realizzazione di itinerari, cui si affiancavano una serie di interventi di restauro e di arredo urbano. Nel progetto è inoltre contenuto uno specifico intervento per la qualificazione e la riconversione delle locali imprese artigianali ed edili alle tecniche e alle tecnologie del recupero degli edifici in muratura . Questa particolare interazione di diversi ambiti – dalla tutela al restauro, dalla didattica al rilancio delle attività produttive locali tradizionali − in qualche modo configura il progetto regionale dedicato a Palestrina concettualmente affine al cosiddetto modello di 'distretto culturale' che in seguito sarà ampiamente codificato .
Negli anni Ottanta i progetti promossi e finanziati dalla Regione Lazio nel settore dei beni culturali sono caratterizzati da una duplice finalità: da un lato mirano allo sviluppo occupazionale, integrando gli interventi di sostegno al Mezzogiorno già previsti dalla normativa nazionale, dall’altro si impegnano nella riqualificazione dell’offerta culturale del territorio, privilegiando le zone più depresse, dove si opera anche per cercare di compensare lo squilibrio dei flussi turistici essenzialmente concentrati nella Capitale. Sarebbe però sbagliato intendere i progetti elaborati in quegli anni come semplici tentativi di redistribuzione di flussi turistici: ci pare emerga distintamente che gli interventi regionali nel settore siano fortemente legati ad una azione di riqualificazione e conservazione del territorio − esempio ne sono i progetti di parchi naturali degli anni Settanta e quelli di aggregazioni territoriali di istituti culturali degli anni Ottanta − spesso compromesso dal degrado comportato dalla speculazione edilizia o dall’abbandono della popolazione dai centri minori delle regioni più interne. Le indagini svolte su commissione della Regione sui musei locali all’inizio degli anni Ottanta manifestano la volontà di procedere non tanto – o non solo − alla creazione di nuovi musei, quanto piuttosto al miglioramento della qualità di quelli esistenti e a questo scopo l’associazione di più Comuni in forme sistemiche si pone come strumento idoneo per riqualificare il settore museale − attraverso restauri e riallestimenti − razionalizzando le risorse finanziarie. Alla soglia degli anni Novanta insomma, pur in assenza di una ‘retorica’ sui sistemi museali, la Regione ha da tempo palesemente indicato l'indirizzo col quale intende intervenire nelle politiche per i musei locali del Lazio: lo sviluppo di aggregazioni museali.
La Regione utilizza diversi strumenti per favorire questa politica: normativi, con la legge del 1975 e con i piani di programmazione; economici, tramite la preferenza nel finanziare progetti presentati da una pluralità di soggetti. Alcuni di questi esperimenti si possono considerare favorevolmente: il sistema museale del Lago di Bolsena sembra configurarsi come un’esperienza di lunga durata, che ha cercato di integrare paesaggio e musei.

Comparsa del "sistema museale" nella legislazione regionale

2. Comparsa del "sistema museale" nella legislazione regionale

La Regione Lazio disciplina specificamente la materia di sistemi museali attraverso la legge regionale n. 42 del 1997, finalizzata alla «migliore organizzazione dei servizi culturali di competenza e di interesse regionale» . Nel testo di legge è accolta la concezione allargata di «bene culturale» introdotta in Italia dal dibattito della Commissione Franceschini . Inoltre, in logica contiguità con questa impostazione concettuale, le istituzioni culturali -biblioteche, musei ed archivi storici di ente locale- vengono intese come «servizi culturali».
La norma definisce nel dettaglio le competenze in materia di «servizi culturali». Vengono distinti i rispettivi ruoli tra Regione ed Enti locali nell’ambito della programmazione culturale regionale; vengono indicati strumenti, modalità e procedure di attuazione. Tale norma è molto importante per la successiva pianificazione delle politiche regionali in quanto, in primo luogo, descrive e regolamenta i nuovi strumenti di pianificazione. Il principale strumento di programmazione regionale è il Piano settoriale regionale ovvero il documento attraverso il quale la Regione definisce le linee programmatiche, i criteri e gli interventi finanziari per ciascuna delle materie previste dalla legge regionale 42/1997 ; vi sono poi i Piani annuali di intervento, prodotti annualmente a livello regionale, provinciale e comunale . La programmazione regionale si sviluppa di anno in anno tramite un Piano annuale regionale a cui si agganciano i Piani annuali approvati dalle Province, ai quali vengono eventualmente apportate le modifiche necessarie nel caso in cui questi non risultino conformi al Piano settoriale regionale .
Le Province ed il Comune di Roma elaborano ogni anno i propri Piani di intervento, sulla base dei programmi predisposti dai Comuni (singoli o associati), dai musei e dalle biblioteche di interesse locale; i Piani provinciali contemplano interventi volti alla conservazione e alla valorizzazione dei beni culturali nonché allo sviluppo delle strutture e dei “servizi culturali e scientifici” . Tali piani sono sottoposti a verifica di compatibilità con il Piano settoriale della Regione dalla Giunta regionale e possono contenere al loro interno alcuni programmi previsti nei Piani comunali di intervento a patto che essi riguardino determinate attività tra le quali anche «l’istituzione, il funzionamento e lo sviluppo dei servizi culturali e relativi sistemi» .
Altro aspetto importante è la connessione stabilita tra strumenti della programmazione e procedure di erogazione dei finanziamenti. A livello finanziario la Regione sostiene direttamente l’attuazione del Piano settoriale, nonché la salvaguardia, l’incremento e la diffusione degli «Istituti culturali regionali», da iscrivere in un apposito albo regionale per ottenere i finanziamenti . Tra le attività deputate alla Regione, relative in particolare alle iniziative e agli interventi finanziari diretti in attuazione del Piano settoriale triennale, vi è la realizzazione di progetti di interesse regionale legati al miglioramento dei cosiddetti «servizi culturali» degli enti locali e specificamente dei sistemi, sia museali che bibliotecari.
Per quanto attiene lo specifico ambito museale, dall’analisi della legge 42/1997 emerge l’assunzione, da parte della Regione, di un ruolo centrale nel coordinamento dello sviluppo dei musei e soprattutto dei sistemi museali. A questo proposito si segnala innanzi tutto la costituzione della «Organizzazione Museale Regionale» (O.M.R) ovvero dell’insieme di musei pubblici, privati e di sistemi museali. Tutti i musei che vengono inseriti in questo insieme sono qualificati in quanto rispondenti ad una serie di requisiti stabiliti dalla stessa Regione . L’inserimento dei musei laziali nella Organizzazione Museale Regionale viene decretato da un apposito atto del Presidente della Giunta regionale, previa verifica delle prerogative necessarie. In particolare i musei devono possedere, oltre alle caratteristiche indicate dai Piani settoriali regionali, un proprio regolamento relativo all’organizzazione interna, alla modalità di conservazione e gestione del patrimonio e dei servizi; una sede dotata di spazi idonei; personale professionalmente qualificato e un «consistente patrimonio da destinare alla fruizione pubblica» . Sostanzialmente quindi attraverso la Organizzazione Museale Regionale la Regione opera per il graduale adeguamento dei musei di sua competenza ad alcuni standard minimi, idonei a qualificare i musei locali, parzialmente coincidenti con quelli esposti nell’Atto di indirizzo ministeriale del 2001 .
La legge regionale provvede poi a dare una definizione di museo , nonché a precisarne gli obiettivi e ad elencare le attività necessarie da compiere per il conseguimento di questi .
Oltre alle caratteristiche dei musei, con questa legge la Regione indica compiutamente anche le caratteristiche e le modalità di realizzazione dei sistemi museali . La norma descrive tipologia, funzionamento e organizzazione dei costituendi sistemi museali. Si individuano due tipologie di sistemi, territoriali e tematici, e si forniscono per ciascuna tipologia caratteristiche, finalità e modalità di attuazione .
I sistemi territoriali sono definiti come «strumento attraverso il quale gli enti locali attuano la cooperazione e l’integrazione museale, la qualificazione e lo sviluppo dei servizi, promuovono la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale del proprio territorio» . Le loro finalità sono la razionalizzazione delle risorse necessarie ad una migliore organizzazione operativa e tecnica dei servizi dei musei e la promozione della conoscenza della comunità del patrimonio culturale . Quanto alle modalità di attuazione vengono fatte valere le innovazioni introdotte nel 1990 per cui in base a convenzioni si possono istituire consorzi tra enti per la realizzazione di sistemi territoriali . In questi casi la Regione si riserva di determinare i criteri per la cooperazione tra enti locali nonché la definizione degli ambiti territoriali ove istituirli. Le Province, in particolare, possono presentare alla Regione proposte per l’organizzazione e la realizzazione di sistemi , mentre viene data facoltà ai Comuni di associarsi al fine di programmare in maniera unitaria gli indirizzi di politica culturale e coordinare i loro servizi museali, in maniera da configurarli in ‘sistemi’ .
La legge 42/1997 stabilisce inoltre che la cooperazione tra enti locali per la formazione di sistemi territoriali debba esplicitamente indicare l’ambito territoriale e la struttura organizzativa del sistema; le funzioni di questo; la composizione e le attribuzioni degli organi di gestione e di rappresentanza; i servizi tecnico-amministrativi, i supporti operativi e le modalità di attuazione dei compiti con la definizione del personale deputato a detti servizi; le modalità di finanziamento e del riparto degli oneri .
I sistemi territoriali devono istituirsi in aree definite dalla norma come «culturalmente omogenee» . Queste aree sono individuate dalla Regione su proposta delle amministrazioni provinciali, sentiti gli Enti locali interessati. La Giunta regionale approva «i progetti organici» presentati in merito con le indicazioni per l’individuazione di ambiti territoriali maggiormente idonei all’associazione tra enti e finalizzata alla creazione di sistemi .
I sistemi territoriali sono dunque caratterizzati dall’insistenza dei relativi musei su territori riconosciuti come omogenei dal punto di vista culturale e risultano aperti alla partecipazione di «ogni altra struttura museale o espositiva pubblica o privata operante nello stesso ambito territoriale» . Questa apertura è significativa perché indica la volontà di collegare molti enti culturali, anche di diversa natura, presenti nello stesso comprensorio, con l’obiettivo di costruirne una percezione unitaria ed integrata .
In base alla norma i «sistemi museali territoriali» hanno il compito di individuare e localizzare le strutture museali e le sezioni tematiche del sistema; coordinare i programmi delle strutture associate; creare sistemi informativi coordinati ed occuparsi della divulgazione di studi ed informazioni del territorio di pertinenza; gestire i servizi tecnici e i laboratori comuni, in particolare per ciò che riguarda l’inventariazione, la catalogazione, la manutenzione ed il restauro del patrimonio raccolto; infine promuovere e coordinare le attività culturali e didattiche anche collaborando con scuole, servizi sociali e culturali .
I sistemi territoriali possono far parte della Organizzazione Museale Regionale solo per decreto del Presidente della Giunta regionale e dopo la valutazione della rispondenza delle caratteristiche del sistema ai criteri generali stabiliti dalla Regione .

Diverso è il modo in cui sono delineati i sistemi museali tematici: la legge infatti determina che questi debbano avere estensione esclusivamente regionale e che il loro coordinamento spetti direttamente alla Regione . I sistemi museali tematici sono definiti come lo strumento attraverso il quale singoli musei, omogenei per materia, organizzano forme di collaborazione per la valorizzazione, la divulgazione e lo studio del tema di pertinenza . In questa concezione, quindi, sono i musei i protagonisti dell’organizzazione, non si individuano tratti significativi di collegamento con altre tipologie istituzionali presenti nel territorio ed è molto forte il controllo della Regione proprio grazie all’imposizione di una estensione obbligatoriamente regionale.
Oltre ai ‘sistemi’ compare infine nel dettato normativo anche un altro tipo possibile di organizzazione culturale: l’ «itinerario tematico». Su iniziativa della Giunta regionale, infatti, possono essere predisposti strumenti di informazione turistico-culturale all’interno di musei «rappresentativi della storia e cultura laziale» e localizzati in zone particolarmente importanti per la «penetrazione turistica nella regione», atti ad indirizzare gli utenti secondo determinati itinerari a tema . Questa ulteriore tipologia organizzativa sembra intersecare le caratteristiche dei sistemi territoriali e tematici, contemplando la possibilità di connettere diverse tipologie di istituzioni culturali ma si differenzia dalle altre due perché risulta esplicitamente mirata all’attrazione turistica.
Appare evidente come con questa legge la Regione ambisca, mediante una regolamentazione particolarmente specifica, a fornire strumenti utili per uno sviluppo regolamentato delle aggregazioni culturali.
Il controllo della Regione è molto forte: è solo su scala regionale, infatti, che viene promossa la nascita di sistemi ed itinerari tematici ed è la stessa Regione a determinare gli ambiti geografici più idonei alla realizzazione di sistemi territoriali, i quali, pur creati dalla cooperazione tra enti locali, si sviluppano comunque secondo procedure e requisiti dettagliatamente definiti. Questa forma di coordinamento ‘dall’alto’ si esplicita nel ruolo stesso conferito ai sistemi museali dalla Regione in quanto essi nell’insieme dell’Organizzazione Museale Regionale costituiscono «lo strumento dell’organizzazione regionale», mentre i singoli musei svolgono il ruolo di «unità di servizio» .

Dopo il "sistema museale" nella legislazione regionale

3. Dopo il "sistema museale" nella legislazione regionale

Strettamente legata al tema dello sviluppo dei sistemi museali territoriali è la legge regionale n. 40 del 1999 in materia di Programmazione integrata per la valorizzazione ambientale, culturale e turistica del territorio. Con tale norma la Regione assume come prioritario l’obiettivo della valorizzazione dell’ambiente e della cultura del territorio, per concorrere allo sviluppo economico ed imprenditoriale, dunque anche turistico, regionali. La programmazione integrata si propone di razionalizzare l’utilizzo delle risorse finanziarie locali, regionali, nazionali e comunitarie, all’interno di ambiti territoriali sovra-comunali e per questo prevede l’articolazione del territorio in «aree» che presentino una sufficiente omogeneità culturale, storica e ambientale . Secondo la legge, ogni anno, alcuni enti locali interessati si accordano e si propongono come «area di programmazione integrata». Ciò avviene a seguito della definizione della forma associativa che propongono di adottare istituzionalmente e del territorio di riferimento, che deve risultare uniforme per caratteristiche morfologiche e storico-culturali .
Per selezionare le zone in possesso delle qualità richieste, la Regione assume come criteri di valutazione la consistenza e la qualità dei servizi culturali già presenti, l’ampiezza ed il valore dei contesti naturalistici, le condizioni della ricettività turistica e la presenza di precedenti esperienze di cooperazione territoriale . La creazione di «aree di programmazione», sperimentate in numero di due al massimo per anno, costituisce un passo concreto nella formazione di aggregazioni di enti locali, mirate alla promozione non solo culturale, ma anche turistica del territorio. Il successivo passaggio potrebbe essere la trasformazione di ‘aree di programmazione’ in ‘sistemi museali’: un esempio in questo senso è la realizzazione del citato sistema museale del Lago di Bolsena, avviato come aggregazione di enti culturali alla fine degli anni Settanta, e inserito nelle programmazioni regionali a partire dal 1989. Dopo essersi esteso ad altri Comuni oltre quelli circumlacustri iniziali è stato successivamente promosso come ‘area di programmazione integrata’ dopo il 1999 .
Se nella seconda metà degli anni Ottanta erano state avviate le prime sperimentazioni di aggregazione di enti culturali con l’obiettivo di concorrere ad una migliore tutela del territorio attraverso una funzione continua di presidio di area, bisogna però arrivare alla fine del decennio successivo per la creazione di sistemi tematici, già previsti anche dalla legge regionale 42/1997. Dobbiamo sottolineare, infatti, che la Regione ha operato negli anni per una netta differenziazione tra le due tipologie: da un lato infatti vi sono i ‘sistemi territoriali’, nati su iniziativa delle amministrazioni locali e sviluppati in modo da offrire una lettura completa delle relative aree geografiche, mediante l’articolazione in ‘poli’ diversificati per tipologia e inerenti gli aspetti culturali caratterizzanti il territorio; dall’altra si sviluppano i ‘sistemi tematici’, che si configurano come reti a livello regionale di musei coerenti per tipologie espositive. Tali musei si organizzano e cooperano soprattutto grazie al coordinamento della Regione . Lo scopo di questi sistemi è indicato dalla Regione nell’attuazione di un forte coordinamento culturale e scientifico, in grado di approfondire aspetti e problematiche dei temi per i quali gli stessi sistemi sono stati avviati, impedendo così la dispersione di risorse economiche e scientifiche .
Come abbiamo visto la Regione opera nella programmazione culturale attraverso i piani settoriali triennali tuttavia dalla pubblicazione della legge regionale 42/1997 ad oggi sono stati in realtà emanati solo due piani: quello relativo al triennio 1999- 2001 e quello, ancora in vigore attualmente, del 2002-2004 .
Il primo piano settoriale per il triennio 1999- 2001 regolamentava due aspetti molto significativi per la nostra indagine: definiva l’assetto e le caratteristiche della Organizzazione Museale Regionale, già istituzionalizzata con la legge regionale 42/1997, e specificava i requisiti indispensabili per l’inserimento al suo interno dei sistemi territoriali. In altre parole con tale operazione vengono individuati gli standard minimi necessari al riconoscimento dei sistemi, con l’obiettivo di elevare la qualità dei servizi e creare una procedura chiara per la concessione dei finanziamenti. Essi avrebbero dovuto essere concessi in base all’impegno assunto dai sistemi al raggiungimento di tali standard .
Il Piano 1999-2001 quindi risente dell’ampia discussione intorno all’adozione di standard museali in atto nella seconda metà degli anni Novanta, con particolare riferimento all’art. 150 del d.Lgs. 112/1998 . Ad esempio nel 2001 solo tre degli otto sistemi censiti entrano a far parte della Organizzazione Museale Regionale: il sistema dei Monti Lepini, del Medianiene e del Lago di Bolsena. I tre sistemi avevano definito formalmente la loro forma associativa e avviato servizi e laboratori comuni, provvedendo inoltre a nominare i rispettivi consigli dei direttori scientifici dei musei e a programmare attività culturali congiunte . Viceversa i restanti sistemi − nella maggior parte di recente istituzione − risultavano ancora privi di una definita forma istituzionale e di personale adeguato . La Regione Lazio istituisce inoltre con il piano 1999-2001, ed a partire dal piano annuale 2000, uno speciale riconoscimento per i musei che costituiscono punti di eccellenza nell’ Organizzazione Museale Regionale: il cosiddetto «Marchio di Qualità» . Il riconoscimento premiava i musei di ente locale e di interesse locale che si fossero distinti per capacità organizzativa, continuità di impegno, particolare attenzione all’utenza, qualità delle prestazioni e delle attività svolte .
Sebbene l’inserimento nell’Organizzazione Museale Regionale fosse il passo necessario per i sistemi al fine di ottenere un’erogazione di contributi regionali, durante il primo triennio 1999-2001 furono solo tre i ‘sistemi territoriali’ che entrarono nell’Organizzazione. La Regione quindi avviò una riflessione su questa difficoltà e nel successivo piano settoriale, relativo al triennio 2002-2004, vengono descritti in forma più puntuale i requisiti per l’adesione.
In primo luogo è prevista la necessità di un atto costitutivo, che definisca la relativa formula istituzionale, l’ambito territoriale, la struttura organizzativa, le funzioni, i compiti e la modalità di attuazione degli stessi, la composizione e le attribuzioni degli organi di gestione, compreso quello tecnico-scientifico, le modalità di finanziamento ed il riparto degli oneri. L’organo di gestione tecnico-scientifica deve essere formalizzato e sono tenuti a parteciparvi i direttori o i responsabili scientifici dei musei esistenti o in allestimento, un esperto in programmazione e marketing e altre figure rappresentative dei diversi settori del sistema, ad esempio la didattica. Al sistema spetta l'individuazione e la localizzazione puntuale delle strutture museali nonché delle eventuali sezioni tematiche. Il sistema è tenuto inoltre a provvedere allo svolgimento in forma associata della promozione e del coordinamento delle attività culturali e didattiche. I sistemi territoriali infine hanno l'obbligo di assicurare lo svolgimento di rilevazioni statistiche ed informative e collaborare attivamente con le strutture sociali, culturali e scolastiche del territorio pertinente .
Oltre ai citati requisiti, i sistemi territoriali in via di costituzione devono essere caratterizzati dalla partecipazione di almeno quattro Comuni limitrofi nei quali siano presenti musei già funzionanti o in via di allestimento ed in possesso delle condizioni indicate.
Questo punto appare particolarmente significativo poiché dichiara l’intenzione della Regione da un lato di controllare la qualità dei sistemi nascenti e, dall’altro, di evitare la crescita disordinata di sistemi e nuove strutture museali; inoltre la definizione del numero minimo di musei aderenti (almeno quattro) indica la volontà di non frammentare eccessivamente le aggregazioni sul territorio, tentando di evitare il rischio della dispersione dei finanziamenti.

Il controllo della Regione sul corretto sviluppo delle forme sistemiche territoriali è attuato con la regolamentazione dell’accesso ai finanziamenti previo ingresso dei sistemi nella Organizzazione Museale Regionale, ovvero in base al raggiungimento degli standard tecnici di funzionalità previsti e all’adempimento degli obblighi amministrativi pretesi dai sistemi richiedenti. Più chiaramente nel caso in cui un sistema infatti possieda solo congruità agli standard ma non i requisiti di ambito amministrativo, esso viene inserito nella Organizzazione Museale Regionale ma non è ammesso finanziamenti .
Una volta ottenuto l’accesso all’Organizzazione Museale Regionale, i sistemi territoriali devono provvedere, entro tre anni, alla progettazione di una immagine coordinata, all’istituzione del biglietto unico, alla predisposizione di una breve guida e alla individuazione di itinerari di visita integrati. Nel caso in cui il sistema coinvolga più Province, oppure Comuni di diverse Province, è la Regione ad attivare forme di coordinamento tra le amministrazioni provinciali ed i sistemi interessati, con lo scopo di programmare e definire i necessari interventi. La procedura è abbastanza chiara: la richiesta di inserimento di un sistema nell’Organizzazione Museale Regionale deve essere formulata dalla associazione intercomunale o dal consorzio di riferimento istituzionale del sistema, che agisce quindi in questo caso come soggetto unitario. La proposta viene poi vagliata dalla Provincia competente, che esprime un parere motivato sull’eventuale accoglimento. Tuttavia spetta alla Regione l’atto finale di riconoscimento, che resta valido finché non venga dimostrato il venir meno dell’esistenza di uno o più dei requisiti in parola . Pertanto anche nel caso dei sistemi territoriali la Regione regolamenta le procedure, indica le regole e segue da vicino la loro attuazione.
Prendiamo come esempio di sistema territoriale quello dei Castelli Romani e Prenestini denominato Museum Grand Tour. Nato dalla volontà degli enti locali, esso ha conseguito l’inserimento nella Organizzazione Museale Regionale e rappresenta dunque il pieno adempimento al concetto di sistema secondo i criteri elaborati in materia dalla Regione .
Il sistema è composto da diciotto musei e due siti archeologici e si sviluppa tra i Comuni di Cave, Colonna, Gallicano del Lazio, Genazzano, Frascati, Grottaferrata, Lanuvio, Monte Porzio Catone, Montecompatri, Palestrina, Rocca di Papa, Rocca Priora San Cesareo, Valmontone, Velletri e Zagarolo. Nasce nel 2003 mediante una convenzione per la gestione tra Comunità Montana dei Castelli Romani e Prenestini e le amministrazioni comunali aderenti. Tale convenzione risulta aperta alla partecipazione di altri enti, sia pubblici che privati. I musei partecipanti, infatti, sono di diversa proprietà giuridica: accanto a quelli di ente locale vi è anche il Museo Archeologico Nazionale dell'Abbazia di San Nilo di Grottaferrata e quello Diocesano di Palestrina. Il progetto del sistema museale prende le mosse da quanto elaborato ed indicato nel Piano settoriale 2002-2004 della Regione in materia di sistemi museali: si è dotato di un’Assemblea degli amministratori, che definisce annualmente le linee programmatiche e gli interventi prioritari, e di un Comitato tecnico scientifico, composto dai direttori dei musei e dai funzionari comunali che si occupa dell’attuazione dei programmi formulati dall’Assemblea degli amministratori e svolge funzioni consultive . La gestione amministrativa è affidata alla Comunità Montana dei Castelli Romani e Prenestini alla quale pertanto spetta l’utilizzazione dei contributi e dei finanziamenti destinati alle attività e agli interventi relativi al sistema e ai singoli musei . Partecipa infine all’organizzazione gestionale del sistema, oltre che la Comunità Montana, i Comuni aderenti e i direttori dei singoli musei, anche l’Agenzia di Sviluppo della Comunità montana, che sostiene il sistema a livello organizzativo e operativo.
Gli scopi dichiarati sono in linea con quanto richiesto dalla Regione: preservare e far conoscere la memoria della comunità locale, sviluppare la competitività del territorio nell’offerta culturale, catalogare e valorizzare i beni culturali di pertinenza e la formazione giovanile . Nel 2004 quindi, ad un anno dall’istituzionalizzazione del sistema, sulla base della proposta della Provincia di Roma, la Regione, attraverso decreto presidenziale, riconosce ed accoglie nella Organizzazione Museale Regionale il sistema museale territoriale Museum Grand Tour concedendo di conseguenza un finanziamento di 45.000 euro .
Dal territorio provinciale ed extraurbano all’ambito cittadino e centrale, un caso particolare di sistema museale è quello dei Musei Capitolini: risulta infatti inserito come ‘sistema’ civico nella Organizzazione Museale Regionale .. I musei del sistema appartengono al Comune di Roma e sono gestiti dalla Soprintendenza per i Beni culturali comunale, mentre i servizi sono stati affidati ad un soggetto esterno (RTI) mediante gara di appalto a partire dal 2000 . Il sistema non ha autonomia finanziaria e contabile e gode di finanziamenti comunali . Il Sistema dei Musei Capitolini ha costituito insieme all’esperienza dei Musei Civici di Venezia uno dei primi esperimenti di gestione di musei comunali affidati ad un global service, con una gamma estremamente vasta di servizi offerti: dall’accoglienza all’attività didattica, dai servizi editoriali alla custodia, nonché manutenzione ordinaria, pulizie, promozione, organizzazione di mostre temporanee .
Attualmente il Sistema Musei Capitolini risulta inserito nel più ampio Sistema museale del Comune di Roma . Il sistema ha un suo recente sito web, una immagine coordinata, un servizio di biglietteria integrata ed un unico call center per le informazioni. Il sistema, che si è dotato di una carta servizi, ha un unico gestore che si occupa della gestione e della valorizzazione dei musei, organizzando eventi, mostre, convegni, concerti e iniziative didattiche, cioè visite e laboratori didattici .
Questo dimostra l’estrema varietà delle soluzioni aggregative che possono essere riconosciute come tali dalla Regione e conseguentemente entrare nella Organizzazione Museale Regionale.

Passiamo adesso ad analizzare le procedure indicate dalla Regione per l’elaborazione e l’istituzione di sistemi museali tematici.
Per questa tipologia di sistemi nel Lazio l’elemento fondante, e determinato dall’ultimo Piano settoriale, risulta la puntuale individuazione dei singoli musei che fungono da poli dei sistemi, soprattutto in relazione al tema che questi avranno la funzione di approfondire e al lavoro di coordinamento delle attività di ricerca legate alla tematica di riferimento.
L’aspetto gestionale, a differenza dei sistemi territoriali, non viene dettagliatamente descritto poiché i sistemi tematici sono per definizione strumenti organizzativi direttamente predisposti dalla Regione e da questa coordinati. Anche per l’ingresso di tali sistemi nella Organizzazione Museale Regionale tuttavia sono indispensabili alcuni requisiti: in particolare devono aver compiuto la loro progettazione esecutiva; inoltre la disponibilità degli spazi e delle strutture necessarie alla realizzazione dei centri di sistema deve essere formalizzata d’accordo con le amministrazioni competenti. I singoli musei che compongono i sistemi devono rispondere del possesso dei requisiti ed elaborare progetti scientifici di allestimento coerenti al funzionamento del sistema tematico, concordati con la struttura regionale competente. I musei partecipanti sono tenuti inoltre a concordare il proprio programma con quello del centro di sistema e degli altri musei, promuovere attività inerenti il tema prescelto, collaborare con Università ed altre istituzioni interessate alla tematica di riferimento.
Dall’analisi dei criteri di valutazione delle iniziative e dei progetti definiti dal Piano 2002-2004, i finanziamenti regionali risultano strettamente vincolati alla stabilità gestionale dei musei e alla cantierabilità dei progetti. I contributi per opere di ristrutturazione ed ampliamento di sedi museali già in corso, ad esempio, privilegiano musei che diano garanzie di gestione e appartengano a sistemi. Nel caso di nuovi interventi, invece, viene specificato che verranno considerati i progetti adatti all’inserimento in forme sistemiche .
In ogni modo l’accesso ai contributi − compresi quelli per lo sviluppo ed il funzionamento dei musei, la conservazione del patrimonio e le iniziative scientifico- culturali − è previsto solo nel caso in cui le strutture o i sistemi museali posseggano le qualità richieste per l’ingresso nella Organizzazione Museale Regionale. In particolare viene data la priorità di intervento finanziario regionale alle attività necessarie alla conservazione dei patrimoni. Tra i criteri di valutazione definiti dalla Regione è premiante l’impegno anche economico dei singoli enti locali a sostegno delle proposte sistemiche . Oltre a ciò vengono valutati anche gli standard di qualità del servizio , il numero degli utenti rilevato statisticamente e lo svolgimento di regolari attività didattiche e culturali.

Ai sistemi territoriali e tematici viene dato un carattere preminente nella programmazione culturale ed economica della Regione fin dal Piano Settoriale 1999- 2001, per cui vengono predisposti fondi ordinari che e straordinari . Già la legge regionale 42/1997 specificava del resto, tra gli interventi finanziari della Regione in attuazione dei piani settoriali, la realizzazione di progetti di interesse regionale con particolare riferimento ai sistemi . Un nuovo impulso allo sviluppo di sistemi arriva inoltre nel 2000, con l’Accordo di Programma Quadro in materia di beni e attività culturali tra la Regione e Ministero: tra le finalità rilevate vi è anche la progettazione e la realizzazione concertata di sistemi di servizi culturali territoriali e tematici, «indipendentemente dalla loro titolarità» .
Nella fase iniziale di attuazione del Piano Settoriale 1999-2001 i progetti sono stati elaborati da parte del Servizio Musei della Regione, d’accordo con le Soprintendenze ed il Centro di Documentazione Regionale. Da questa elaborazione sono scaturiti i progetti per tre sistemi tematici: il sistema Pre-protostorico (PR.O.U.S.T), quello Demo-etno-antropologico (D.E.M.O.S) e quello Naturalistico (RE.SI.NA.), che sono stati illustrati anche in successive pubblicazioni. La successiva fase esecutiva è stata affidata al Consorzio Civita per i primi due e all’Università La Sapienza di Roma per il terzo .
Recentemente, nel 2005, a questi tre sistemi tematici si è aggiunto un quarto progetto dedicato ai musei storico artistici del Lazio, denominato MUSART, che si concentra in modo particolare anche sulla composita realtà dei musei diocesani. Stando a quanto presentato nel sito web istituzionale della Cultura Regione Lazio, la rete riunirà musei di tipo storico-artistico, tentando di agire in chiave sistemica verso le «fondamentali problematiche inerenti la conservazione e la catalogazione del patrimonio musealizzato, il coordinamento degli aspetti riguardanti la ricerca scientifica, la cura degli allestimenti museali, spesso ripetitivi e poco articolati, il rapporto con altri nuclei espositivi della stessa tipologia» .. In questo contesto i numerosi musei diocesani, spesso di piccole dimensioni, saranno messi in relazione con altri istituti museali caratterizzati da analoghe tipologie di collezioni, come quelli civici. La programmazione di quest’ultimo circuito si è resa necessaria per correggere una mancanza nell’ambito dell’organizzazione dei musei della regione. Questa operazione è stata resa possibile grazie al consolidamento del rapporto con la Regione Ecclesiastica Lazio .
Nella descrizione del progetto MUSART, fornita dal citato sito web, i musei che apparterranno al sistema vengono giustamente presentati come piccole realtà espositive nelle quali, insieme alle singole opere, è possibile leggere la storia della formazione delle collezioni e del loro contenitore. In effetti è evidente che spesso una delle peculiarità dei musei locali, diocesani o civici che siano, è la ‘storicità’ dei loro allestimenti, che spesso riflettono lo spirito collezionistico del tempo e della cultura che li produsse. A nostro avviso anche il loro originale assetto costituisce dunque un bene da preservare, valorizzare e far conoscere, naturalmente nel rispetto dei moderni standards di conservazione museale. Ci parrebbe pertanto incongruo con le finalità del progetto operare ad un tipo di riallestimento delle sedi museali che ne invalidi la loro storicità, come sembra far presagire il passo della citata descrizione del progetto MUSART, in cui gli allestimenti dei piccoli musei storico-artistici sono definiti “ripetitivi e poco articolati”.

Nel 2005, con il secondo accordo integrativo all’Accordo di Programma Quadro, stipulato tra Regione, Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Ministero dell’Economia e delle Finanze, si punta ad una più razionale organizzazione degli interventi. Della progettazione dei sistemi si vuole infatti sviluppare la razionalizzazione delle risorse umane, finanziarie e materiali disponibili, anche in relazione con quanto sancito dall’Atto di indirizzo sui criteri tecnico scientifici e sugli standard museali, approvato dal Ministero. Viene quindi ribadita la necessità di un miglioramento della qualità dei servizi museali, da raggiungere anche mediante la partecipazione integrata a progetti sistemici di diversi soggetti. Nello specifico è enunciata l’esigenza di una maggiore compartecipazione in sistemi dei musei e dei complessi monumentali dipendenti da uffici statali con quelli gestiti da enti locali; parimenti si ritiene indispensabile stimolare l’inserimento nei sistemi dei cosiddetti ‘musei di interesse locale’ e di quelli di natura giuridica privata, nonché gli ecclesiastici .
Quasi tutti gli interventi programmati in questo documento riguardano attività di ampliamento e ripristino di musei molto spesso già inseriti in «aree di programmazione integrata». Il processo di selezione degli interventi fu infatti attuato, oltre che nel rispetto dei criteri di ammissibilità relativi alla Delibera CIPE 36 del 2002, anche in coerenza con le priorità della programmazione regionale .
I sistemi territoriali vengono suddivisi nel documento in due categorie: quelli che coincidono con le «aree della programmazione integrata» (con riferimento alla citata L.R. 40/1999) costituendone fattore di qualificazione culturale; e quelli che possono essere istituiti in altri contesti territoriali, caratterizzandosi in questo caso per la loro organizzazione tecnica, scientifica e promozionale .
Per i sistemi insistenti nelle «aree di programmazione integrata», gli interventi dell’Accordo di Programma Quadro mirano essenzialmente ad una riqualificazione delle strutture museali e delle emergenze archeologiche, anche per la promozione dell’offerta turistica. Per gli altri sistemi territoriali si raccomanda invece da un lato di rafforzare le specificità tematiche di ciascun museo, in modo da integrare tra loro le strutture offrendo una lettura quanto più organica della realtà del territorio, e dall’altro di operare per l’allestimento di servizi comuni per la ricerca, la catalogazione, la programmazione di interventi di restauro di primo livello, nonché delle attività di conservazione e di fruibilità del patrimonio. In particolare assumono risalto le attività di comunicazione e divulgazione, come le visite guidate . Per quanto riguarda i sistemi tematici invece viene ribadito che essi devono strutturarsi come «reti», a livello regionale, volte al miglioramento della gestione dei servizi e delle attività dei musei partecipanti
L’ultimo Accordo Integrativo all’ Accordo di Programma Quadro, firmato nel 2006, specifica che le risorse destinate ai sistemi vengono gestite direttamente dalla Regione, diversamente da quanto accade per quelle rivolte alle singole strutture museali, per la programmazione delle quali sono delegate le Province ed il Comune di Roma. Questo affinché le fasi di progettazione delle esperienze sistemiche si possano avvalere di criteri uniformi su scala regionale e di un miglior coordinamento nell’utilizzo dei finanziamenti (fondi statali, regionali, comunitari) .
Con il terzo Accordo integrativo, Regione e Mibac hanno avviato un’azione comune tesa a definire i confini geografici di ambiti territoriali non ancora sviluppati per quanto riguarda servizi ed attività culturali, ma caratterizzati dalla presenza di cosiddetti ‘attrattori’. Viene quindi individuato un primo gruppo di ‘attrattori’− sulle cui aree di riferimento la Regione sta effettuando una sperimentazione strategica secondo quanto definito dal III Accordo Integrativo − composto da Vulci, Fossanova e Tivoli. Tali centri sono stati selezionati in quanto dislocati in zone di significativa valenza culturale e paesaggistica, cui è associata una forte potenzialità turistica non ancora valorizzata . L’attrattore Vulci si distingue per la presenza dell’omonimo Parco archeologico, al quale si andranno a collegare il Sistema museale del Lago di Bolsena e un secondo itinerario riguardante i musei archeologici statali e le necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia. Il secondo attrattore individuato è l’Abbazia di Fossanova (nel Comune di Priverno, LT) che dovrebbe divenire il motore di un sistema culturale-turistico del territorio che contemplerà tre itinerari: l’area archeologica dei Monti Lepini, il feudo Castani-Sermoneta e l’itinerario delle «Mura poligonali» (Norma, Segni, Cori, Sezze). A questo si collegherà il già esistente Sistema Museale dei Monti Lepini. Tivoli, che è polo di richiamo turistico più importante dopo Roma, viene definito come terzo ‘attrattore’ in quanto possibile snodo strategico per lo sviluppo del territorio circostante: a questo si collegano il Sistema museale Medaniene ed il Sistema museale dei Castelli Romani e Prenestini . Le azioni rivolte allo sviluppo delle aree dei tre attrattori, riguardano sia interventi di recupero e riqualificazione delle strutture (musei, centri storici, emergenze archeologiche), sia la promozione del territorio e delle attività culturali connesse (percorsi di valorizzazione del patrimonio, carte promozionali, organizzazione di manifestazioni),. Tali interventi sono finanziati da Regione, fondi CIPE, Enti Locali e Ministero .
Con il Piano settoriale 2002-2004 ha preso avvio una nuova fase di sperimentazione di sistemi, relativa alle Reti museali urbane, una realtà che, pur numericamente esigua, si sviluppa dall’inizio dell’ultimo decennio . Alle reti urbane possono aderire tutti i musei di una città indipendentemente dalla loro titolarità. Sebbene il Piano di settore rinvii ad una futura elaborazione dei precisi requisiti per l’inserimento di queste forme sistemiche nella Organizzazione Museale Regionale, il documento individua comunque come linee di indirizzo per la costituzione e lo sviluppo delle reti urbane la progettazione coordinata dell’immagine, l’adozione del biglietto unico, la redazione di una breve guida, l’individuazione di percorsi ed itinerari di visita, la promozione di attività didattiche e culturali comuni . Nell’ultimo Piano di settore si segnala infine l’invito, da parte della Regione, alla concretizzazione di «sistemi di servizi culturali» volti ad integrare il lavoro di musei, biblioteche ed archivi, da attuarsi in aree in cui non siano presenti già sistemi bibliotecari e museali . Nel Piano di interventi per il 2006 viene citato in proposito il sostegno della Regione alla creazione di un sistema di servizi a favore della Comunità Montana dei Cimini e si segnala l’inserimento nella Organizzazione Museale Regionale delle reti museali urbane di Viterbo, Latina e Priverno .
Gli interventi relativi al Piano 2006 proseguono nel segno del raggiungimento di un obiettivo che pone al centro l’innalzamento qualitativo dei servizi e delle attività museali, mediante la promozione di aggregazione di enti in forma sistemica, individuabili nelle forme di sistemi museali (tematici, territoriali, urbani) e sistemi di servizi culturali. I sistemi territoriali, definiti come «poli coordinati di rappresentazione e di promozione dell’area di riferimento», costituiscono ormai molto spesso anche i nuclei più significativi di alcune aree di programmazione integrata e forniscono un tessuto organico privilegiato per la realizzazione mirata di specifici «attrattori culturali» .

Conclusioni

Fin dalla seconda metà degli anni Settanta, con il nuovo impegno assunto dalla Regione Lazio nello sviluppo del settore museale − all’indomani delle nuove competenze attribuite in seguito alla nascita delle Regioni − si sviluppa anche l’idea di operare verso un’integrazione dei musei e delle aree archeologiche di competenza locale, attraverso il consorzio di comuni appartenenti ad aree geografiche a vario titolo considerabili omogenee. Questa tendenza trova concreta realizzazione nel corso degli anni Ottanta, quando nascono i primi parchi ambientali ed archeologici e le prime esperienze sistemiche per i musei. Lo stimolo fornito dalla Regione a sviluppare aggregazioni sovra-comunali trova ragione nella necessità di una complessiva riqualificazione territoriale: attraverso la creazione di ‘musei comprensoriali’ per esempio, oltre che a migliorare la qualità dei musei, si avvia anche il recupero di aree archeologiche ed ambientali a rischio di degrado. Allo stesso tempo, lo sviluppo dell’offerta culturale nelle aree escluse dai flussi turistici diretti principalmente a Roma è sentita come opportunità di incremento occupazionale.
Le indicazioni della Regione per lo sviluppo ed il miglioramento del settore museale si perfezionano con la legge regionale 42/1997 nella quale molta attenzione è rivolta proprio all’istituzione di sistemi museali. A differenza di altre Regioni italiane, come la Toscana, il Lazio provvede a definire dettagliatamente il profilo che devono avere le realtà sistemiche anche adottando criteri molto netti per l’assegnamento dei finanziamenti: solo quei sistemi che sono in grado di soddisfare i criteri stabiliti a livello regionale possono usufruire del supporto economico della Regione, entrando a far parte della Organizzazione Museale Regionale. Il ruolo decisivo esercitato dalla definizione dei requisiti come strumenti per l’ingresso nella Organizzazione Museale Regionale va probabilmente riferito anche alla situazione storica nella quale è nata la legge 42/1997: in questo periodo è aperto il dibattito sugli standard museali che sembrano essere ripresi e sintetizzati negli atti normativi della Regione Lazio.
In questo senso dunque la Regione Lazio, con la legge regionale del 1997, sembra voler elaborare i provvedimenti necessari per la realizzazione degli strumenti opportuni per una corretta gestione del patrimonio culturale di sua competenza. Di fatto, in una prima fase, ben pochi sistemi territoriali in realtà riescono ad essere ufficialmente riconosciuti dalla Regione. Analizzando le motivazioni addotte nei piani settoriali annuali della Regione, per l’esclusione di quelli non ancora inseriti nella Organizzazione Museale Regionale, appare evidente che nella maggior parte dei casi i sistemi presenti nel territorio regionale non riescono a definire una puntuale formula istituzionale per l’aggregazione dei soggetti coinvolti. Indubbiamente il ruolo centrale di coordinamento svolto dalla Regione nello sviluppo dei sistemi museali ha prodotto esiti positivi, specialmente per quelli territoriali i quali, pur nascendo dal basso, dalla volontà degli enti locali, sono comunque vincolati agli indirizzi della Regione. Tuttavia non mancano alcune difficoltà, soprattutto a livello gestionale, nell’attuazione dei sistemi territoriali. Il sistema museale Consorzio Valle del Liri, ad esempio, al momento dell’indagine della Corte dei Conti sui musei locali, risultava composto da sette musei comunali, tre dei quali situati nel Comune di Arpino (FR). Questi ultimi avevano un’unica organizzazione e gestione finanziaria e condividevano il personale appartenente al Consorzio. I tre musei erano organizzati in un unico itinerario museale. Le altre strutture museali afferenti al sistema si trovavano invece ciascuna in un comune diverso della provincia di Frosinone (Ceprano, Pastena, Sora e Pofi) ed ogni museo era caratterizzato da una propria organizzazione e gestione finanziaria. Nonostante non vi fosse una gestione realmente integrata tra i musei essi trovavano ragione comunque di appartenere ad un sistema in quanto accomunati dalla cosiddetta omogeneità culturale, esprimendo aspetti culturali diversi dello stesso comprensorio territoriale .
Nel piano regionale 2001 per i beni ed i servizi culturali il sistema della Valle del Liri non rientrava nella Organizzazione Museale Regionale, ma essendo istituito tra Comuni facenti parte della più ampia “area sperimentale di programmazione integrata Valle del Liri” aveva la possibilità di includere altri musei presenti nell’area di programmazione. Furono censiti dunque otto Comuni interessati al sistema ma solo cinque risultavano essere consorziati, da qui la decisione di escludere il sistema dalla Organizzazione Museal Regionale . Nel 2005 il problema dell’adesione formale di tutti i musei degli enti locali non era ancora stato risolto . Nel piano annuale regionale del 2006 infine è registrata la fuoriuscita dei musei del Comune di Arpino dal sistema Valle del Liri che però risulta adesso inserito nella Organizzazione Museale Regionale . Questo esempio mostra come nonostante gli intenti della Regione non sia comunque immediato giungere a definite forme integrate di gestione per i sistemi museali territoriali e come questo aspetto sia il nodo problematico più significativo nello sviluppo delle entità sistemiche a livello locale.

APPENDICE

ELENCO DEI SISTEMI RICONOSCIUTI DALLA ORGANIZZAZIONE MUSEALE REGIONALE

SISTEMI TERRITORIALI
1) Sistema Castelli Romani e Prenestini
1. Cave, Museo della Civiltà Contadina
2. Grottaferrata, Museo Archeologico Nazionale dell’Abbazia di S. Nilo
3. Frascati, Museo Etiopico “Guglielmo Massaia”
4. Frascati, Museo Tuscolano Scuderie Aldobrandini
5. Genazzano, Museo del Santuario della Madonna del Buon Consiglio
6. Genazzano, Polo museale internazionale di arte contemporanea
7. Lanuvio, Museo civico lanuvino
8. Montecompatri, Pinacoteca di S. Silvestro
9. Monte Porzio Catone, Museo della Città
10. Monte Porzio Catone, Museo diffuso del Vino
11. Nemi, Museo delle Navi Romane
12. Palestrina, Museo Archeologico Nazionale
13. Velletri, Museo Civico
14. Velletri, Museo Diocesano
15. Zagarolo, Museo regionale del giocattolo
.
2) Sistema MEDANIENE
1. Anticoli Corrado, Galleria Comunale d’Arte moderna
2. Arsoli, Museo delle Tradizioni musicali delle Valle dell’Aniene
3. Riofreddo, Museo delle Culture Villa Garibaldi
4. Roviano, Museo della civiltà contadina dell’alta valle dell’Aniene
1. Castelnuovo di Farfa, Museo Civico dell’Olio
2. Fara Sabina, Museo Civico Archeologico
3. Farfa, Museo Archeologico Medievale dell’Abbazia di Farfa
4. Nazzano, Ecomuseo del Parco Didattico
5. Nazzano, Polo Scientifico Museale - Museo del Fiume
6. Sant’Oreste, Museo Naturalistico del Monte Soratte
.
3) Sistema VATE
1. Castelnuovo di Farfa, Museo Civico dell’Olio
2. Fara Sabina, Museo Civico Archeologico
3. Farfa, Museo Archeologico Medievale dell’Abbazia di Farfa
4. Nazzano, Ecomuseo del Parco Didattico
5. Nazzano, Polo Scientifico Museale - Museo del Fiume
6. Sant’Oreste, Museo Naturalistico del Monte Soratte

4) Sistema Valle del Liri
1. Arce, Area archeologica di Fregellae
2. Ceprano, Museo Archeologico di Fregellae
3. Pastena, Museo della civiltà contadina e dell’ulivo
4. Pastena, Museo naturalistico delle Grotte di Pastena
5. Sora, Museo Civico della media valle del Liri

5) Sistema dei Monti Lepini
1. Artena, Museo Civico Archeologico
2. Carpineto, Museo “La reggia dei Volsci”
3. Cori, Museo della città e del territorio
4. Fossanova (Priverno), Polo Medievale del Museo Archeologico di Priverno
5. Norma, Museo Civico Archeologico
6. Priverno, Museo Archeologico
7. Priverno, Area archeologica Privernum
8. Priverno, Il Giardino di Archimede - Un Museo per la matematica
9. Roccagorga, Etnomuseo dei Monti Lepini
10. Segni, Museo Archeologico Comunale
11. Sermoneta, Museo Civico Diocesano
12. Sezze, Antiquarium comunale
13. Sezze, Museo dei giocattoli dei Monti Lepini

6) Sistema del Lago di Bolsena
1. Acquapendente, Museo naturalistico del fiore
2. Acquapendente, Museo della Ceramica Medievale
3. Bagnoregio, Museo civico in allestimento
4. Bolsena, Museo territoriale del lago di Bolsena
5. Farnese, Museo civico “Ferrante Rittatore Vonwiller”
6. Gradoli, Museo del costume farnesiano
7. Gradoli, Museo della chiesa di S. Maria Maddalena
8. Grotte di Castro, Museo Civico archeologico
9. Grotte di Castro, Museo della basilica-santuario di Maria Santissima del Suffragio
10. Ischia di Castro, Museo civico “Pietro e Turiddu Lotti”
11. Latera, Museo della terra
12. Montefiascone, Museo Civico Antonio da Sangallo il Giovane
13. Valentano, Museo della preistoria della Tuscia e della Rocca Farnese

SISTEMI MUSEALI URBANI
1) Sistema urbano di Priverno
1. Fossanova (Priverno), Polo Medievale del Museo Archeologico di Priverno
2. Priverno, Museo Archeologico
3. Priverno, Il Giardino di Archimede - Un Museo per la matematica
4. Priverno (località Mezzagosto), Area archeologica Privernum

2) Sistema urbano di Latina
1. Galleria civica d’arte moderna e contemporanea
2. Museo Duilio Cambellotti
3. Museo della Medaglia “Valeriani”
4. Antiquarium comunale

3) Sistema urbano di Viterbo
1. Viterbo, Museo Civico
2. Viterbo, Museo Colle del Duomo
3. Viterbo, Museo del Santuario di S. Maria della Quercia
4. Viterbo, Museo della ceramica di Palazzo Brugiotti
5. Viterbo, Museo della macchina di S. Rosa
6. Viterbo, Museo Nazionale Etrusco di Rocca Albornoz
7. Viterbo - San Martino al Cimino, Museo dell’Abate

SISTEMI MUSEALI TEMATICI
1) Sistema museale tematico demoetnoantropologico DEMOS
Il sistema DEMOS si compone dell’insieme dei musei demoetnoantropologici di enti locali
e di interesse locale del Lazio e di due centri sistema (in corso di allestimento) situati a Roma,
presso il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari e presso il Museo di Roma in Trastevere.
Si articola, inoltre, in tredici grandi aree tematiche riferite alle specificità, alle emergenze, alle
vocazioni materiali e immateriali del territorio. Il sistema DEMOS comprende:
1. Arpino, Museo della liuteria arpinate
2. Arpino, Museo delle arti lanarie
3. Arsoli, Ecomuseo di Arsoli in allestimento
4. Ausonia, Museo della pietra
5. Bassiano, Museo delle scritture
6. Blera, Museo il cavallo e l’uomo
7. Canepina, Museo delle tradizioni popolari in riallestimento
8. Castelnuovo di Farfa, Museo dell’olio della Sabina
9. Castiglione in Teverina, Museo del vino
10. Cellere, Museo del brigantaggio maremmano
11. Cervaro, Museo dell’oreficeria
12. Civita Castellana, Museo della ceramica “Casimiro Marcantoni” in allestimento
13. Gaeta, Museo del mare in allestimento
14. Itri, Museo del brigantaggio
15. Latera, Museo della terra
16. Leonessa, Museo demoetnoantropologico
17. Micigliano, Museo civico delle tradizioni popolari
18. Nazzano, Ecomuseo del Parco didattico
19. Ostia antica, Ecomuseo del litorale romano
20. Pastena, Museo della civiltà contadina e dell’ulivo
21. Picinisco, Museo della pastorizia e della transumanza in allestimento
22. Pontecorvo, Museo del tabacco in allestimento
23. Riofreddo, Museo delle culture “Villa Garibaldi”
24. Roccagorga, EtnoMuseo Monti Lepini
25. Roviano, Museo della civiltà contadina Valle dell’Aniene
26. Sezze, Museo dei giocattoli in allestimento
27. Sonnino, Museo delle Terre di confine in allestimento
28. Villa Latina, Museo della zampogna
29. Zagarolo, Museo del giocattolo

2) Sistema museale storico artistico MUSART
Il sistema MUSART è dedicato ai musei storico artistici del Lazio, con particolare
riferimento ai diocesani che costituiscono parte rilevante del patrimonio d’arte della regione e che
finora non hanno ricevuto adeguata attenzione nell’ambito della programmazione regionale.
L’attivazione di MUSART consentirà l’avvio di un approccio sistemico alle fondamentali
problematiche inerenti la conservazione e la catalogazione del patrimonio musealizzato, il
coordinamento degli aspetti riguardanti la ricerca scientifica, la cura degli allestimenti museali,
spesso ripetitivi e poco articolati, il rapporto con altri nuclei espositivi della stessa tipologia.
Il sistema MUSART comprende:
1. Civico Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Anticoli Corrado
2. Museo Diocesano di Velletri
3. Museo dell’Abbazia di Montecassino
4. Galleria Civica d’arte moderna e contemporanea di Latina
5. Pinacoteca del Centro Storico Culturale di Gaeta
6. Museo Diocesano di Sermoneta
7. Museo Civico di Rieti
8. Museo Civico “Cola Filotesio” di Amatrice
9. Museo dell’olio della Sabina di Castelnuovo di Farfa
10. Museo del Silenzio delle Clarisse Eremite di Fara in Sabina
11. Museo di Santa Filippa Mareri di Petrella Salto
12. Museo Civico di Viterbo
13. Museo della Ceramica di Palazzo Brugiotti di Viterbo
14. Opera Bosco Museo di Arte della Natura di Calcata

3) Sistema Museale Tematico preistorico e protostorico PROUST
Il Sistema Museale Tematico di Preistoria e Protostoria è espresso attraverso il Progetto
PROUST. Questo è teso ad inserire i musei (n. 49) e le aree archeologiche (n.20) del Lazio ad esse
riferibili in una trama coordinata attraverso percorsi di ricerca.
Il sistema PROUST comprende:
1. Farnese – Museo Civico Archeologico F. Rittatore Vonwiller
2. Bolsena – Museo territoriale del Lago di Bolsena
3. Valentano – Museo della Preistoria della Tuscia e della Rocca Farnese
4. Ischia di Castro – Museo Civico Archeologico
5. Canino – Museo Nazionale Archeologico di Vulci
6. Viterbo – Museo Civico
7. Montalto di Castro – Museo Nazionale
8. Magliano Sabina – Museo Civico Archeologico
9. Rieti – Museo Civico
10. Blera – Museo Civico Gustavo VI Adolfo di Svezia
11. Tarquinia – Museo Nazionale Etrusco
12. Barbarano Romano – Museo Civico Archeologico delle necropoli rupestri
13. Civita Castellana – Museo Nazionale
14. Nepi - Museo Civico
15. Fara in Sabina – Museo Civico
16. Allumiere – Museo Civico Adolfo Klitsche De La Grange
17. Tolfa – Museo Civico
18. Civitavecchia – Museo Nazionale
19. Santa Marinella – Museo Nazionale di Pyrgi
20. Cerveteri – Museo Nazionale
21. S. Angelo Romano – Museo Civico Preistorico-Protostorico
22. Roma – Museo Preistorico-Etnografico L. Pigorini
23. Museo Nazionale Romano
24. Antiquario Palatino
25. Antiquario del Foro
26. Museo Etrusco di Villa Giulia
27. Museo delle Origini
28. Museo di Paleontologia
29. Museo di Antropologia
30. Subiaco – Museo dell’Abbazia di S. Scolastica
31. Piglio - Antiquario
32. Albano – Museo Civico
33. Colleferro – Antiquarium Comunale
34. Alatri – Museo Civico
35. Frosinone – Museo Civico Archeologico
36. Patrica – Museo Civico
37. Pofi – Museo Civico Preistorico G. Nicolucci
38. Sezze Romano – Antiquarium Comunale
39. Nettuno – Antiquarium Comunale
40. Latina – Antiquarium Comunale
41. Priverno – Museo Civico Archeologico
42. Castro dei Volsci – Museo Civico Archeologico
43. Fondi – Museo Civico
44. Sabaudia - Museo Civico del Mare e della Costa
- Museo del Parco Nazionale del Circeo
45. Terracina - Museo Civico Archeologico Pio Capponi
46. S. Felice Circeo – Mostra permanente “Homo sapiens e habitat”

4) Sistema museale tematico naturalistico RESINA
Il sistema RESINA dedicato ai musei naturalistici, finora meno presenti sul territorio, è
finalizzato ad individuare gli argomenti più aderenti al contesto ambientale, allo scopo di evitare la
proliferazione di musei poco differenziati e fornire indicazioni per la nascita di strutture espositive
mirate alla rappresentazione delle peculiarità naturalistiche locali.
Il primo nucleo del sistema RESINA comprende:
1. Museo del Fiore di Acquapendente
2. Museo delle frane di Bagnoregio in allestimento
3. Museo dei Monti Prenestini di Capranica Predestina
4. Museo del Fiume di Nazzano
5. Museo Geologico di Rocca di Cave
6. Museo di Geofisica di Rocca di Papa
7. Museo del Mare e della Costa di Sabaudia
8. Museo naturalistico di Sant’Oreste in allestimento
9. Museo di Zoologia di Roma

BIBLIOGRAFIA


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- G. VARLESE, Sulla politica dei beni culturali e ambientali, pp. 31-34 in Prima conferenza regionale sulla politica dei beni culturali e ambientali, novembre 1977, Roma, Regione Lazio s.d.


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- TOURING CLUB ITALIANO, Sistemi Museali in Italia. Analisi di alcune esperienze: le prime tappe di un lungo cammino, Milano, Touring Club Italiano 2000, pp. 12-13.


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- L. CELESTINI, Presentazione di un caso di sistema museale “esterno”: Viterbo, Viterbo, Provincia di Viterbo 2006.

Dossier a cura di CRISTINA BORGIOLI

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