Dossier Regione Molise

Prima del "sistema museale" nella legislazione regionale

Introduzione

La regione Molise non possiede una legge che disciplini il fenomeno dei “sistemi museali”: eppure, nonostante questa assenza, sono stati sottoscritti alcuni atti ufficiali con cui la Regione si impegnava ad attuare un “sistema museale regionale” ed un “sistema delle aree archeologiche regionali”. La produzione normativa molisana è sempre stata caratterizzata dalla prevalenza di leggi quadro, riguardanti ora la promozione del diritto allo studio, ora quella delle attività culturali, ma raramente si è occupata in maniera diretta e specifica del patrimonio museale. D’altro canto un approccio di tipo ‘sistemico’ è stato invece manifestato verso altri tipi di testimonianze culturali – i tratturi, i trabucchi – strettamente connessi al territorio e afferenti alla cultura materiale e popolare. Questo tipo di risultanze è stato codificato tramite norme specifiche, ha goduto di finanziamenti straordinari e ha in definitiva caratterizzato la fisionomia della politica per il patrimonio della regione. Per questo insieme di fattori, il Molise si presenta dunque come una regione che ha prodotto norme di tutela specifiche per i prodotti della cultura materiale tradizionale, ma vaghe per i musei e le biblioteche di enti locali. Conseguentemente, anche il concetto di ‘sistema museale’, che stiamo indagando è comparso tardi e in atti non legislativi; esso vale quindi come indicazione generica, secondo un’accezione ampia e non codificata dalla legislazione, indicando così semplicemente un insieme di musei .

1. Prima della comparsa del “sistema museale” nella normativa regionale

1.1. Il recepimento dei decreti delegati

Nei primi anni Settanta, lo Statuto della regione Molise, approvato nel 1971 , presentava essenziali riferimenti all’impegno della Regione nell’organizzazione delle attività culturali, senza menzionare in maniera specifica il settore museale . Analogamente non si rintracciano riferimenti ai musei neppure nelle successive leggi di bilancio in quanto esse non presentano capitoli riservati ai musei poiché i fondi stanziati venivano destinati ad un generico capitolo “Istruzione, turismo e cultura”, senza alcuna precisazione o specifica degli interventi previsti o da finanziare . Questo tipo di atteggiamento non stupisce in quanto ancora non erano state trasferite alle Regioni le funzioni amministrative in materia di «musei e biblioteche di enti locali», sebbene tale argomento avesse cominciato ad essere tema di dibattito in questi anni in Italia, con convegni pubblici tenuti però principalmente nei grandi centri urbani – Torino, Bologna, Milano.
Tuttavia l’anno successivo, grazie alle importanti innovazioni introdotte a livello nazionale con il D.P.R. n. 3 del 14 gennaio 1972, che sanciva il trasferimento alle Regioni di funzioni amministrative connesse agli specifici ambiti dell’assistenza scolastica, dei musei e delle biblioteche di enti locali, la Regione Molise intervenne di nuovo sul tema emanando una legge di recepimento delle nuove disposizioni nazionali . Anche questa norma risultava però generica in quanto non forniva alcun riferimento ai musei e si limitava ad assegnare al Consiglio Regionale funzioni e risorse trasferiti dai decreti delegati nell’attesa di varare una disposizione specifica e di settore.
Nel 1975, pochi giorni prima che fosse completato l’iter di attuazione della legge di istituzione del Ministero del Beni Culturali ed Ambientali , la regione Molise legiferava in merito agli Interventi per l'attuazione del diritto allo studio e, in modo confacente ai tempi e alle norme vigenti, che di lì a poco sarebbero cambiate con la creazione di un nuovo Ministero ad hoc, manteneva unita la gestione scolastica con l’ambito museale e bibliotecario, dedicando a quest’ultimo - quasi per dovere di competenza - solo uno stringato riferimento, che non veniva nemmeno dibattuto in seduta di Consiglio . Il riferimento all’ambito museale e bibliotecario, infatti, era stato inserito insieme alle disposizioni riguardanti l’avvio di attività e di corsi di carattere educativo e si limitava ad indicare la volontà della Regione di coordinare «i servizi delle biblioteche, dei musei ed altri organismi culturali», dando rilievo unicamente alla funzione didattica e concependo tali attività «ai fini del diritto allo studio e della educazione permanente» .
La Regione quindi non si era ancora espressa in modo specifico in materia museale, pur dichiarando l’intenzione di «coordinare» le attività di tali istituzioni culturali almeno per quanto riguardava l’ambito educativo e di promozione culturale. Va anche notato che non solo questo «coordinamento di servizi» rimane una semplice indicazione, ma anche che non vengono descritti neppure i modi di realizzazione di tale coordinamento né nella legge, né nei relativi dibattiti consiliari, né in eventuali regolamenti successivi.
Occorre inoltre sottolineare che i fini turistico-attrattivi, che sarebbero divenuti negli anni Novanta un fattore preminente nelle politiche regionali, rimasero in questi anni fuori dall’orbita degli interessi, prevalendo al contrario le esigenze educative. I musei di enti locali venivano dunque strettamente connessi con l’ambito della sede pubblica, ma rimanevano molto ai margini della politica regionale .
In questi anni, dunque, nella normativa molisana troviamo un solo riferimento ai musei e che per giunta rientra nell’ambito della disciplina del diritto allo studio, con l’attribuzione del coordinamento dei servizi culturali museali e bibliotecari alla Regione; questo centralismo dell’ente Regione, d’altra parte, si è registrato anche nella norma provvisoria di attuazione dei decreti delegati, che aveva trasferito le funzioni statali agli organi regionali senza dare conto di una compartecipazione degli enti subregionali alla gestione della cultura.
A questo accorpamento amministrativo e gestionale dell’ambito culturale, faceva riscontro anche l’articolazione delle voci di bilancio che non differenziavano i finanziamenti in capitoli di spesa specifici.
Nel 1975 pochi mesi dopo l’approvazione della legge sul diritto allo studio, veniva approvata una norma relativa ai Contributi per attività culturali , che per la ripartizione della spesa non adottava criteri di programmazione o selezione, ma semplicemente disponeva una distribuzione ‘a pioggia’.
Tali stanziamenti equivalevano per l’anno 1975 a 18 milioni di lire e venivano corrisposti ad enti pubblici, associazioni pubbliche e private, senza criterio di attribuzione, neppure in base al tipo di intervento o di attività di promozione culturale. L’unica indicazione fornita come parametro di valutazione era la prerogativa della «particolare rilevanza» da riconoscere alle iniziative, ma a questa indicazione non corrispondevano criteri di orientamento utili per una trasparente selezione degli interventi e per una corretta progettazione degli stessi da parte degli enti locali . Nonostante quindi un primo, seppur generico, riferimento contenuto nella legge regionale 1/1975 a possibili interventi riguardanti l’ambito museale e bibliotecario, i bilanci annuali successivi, come quelli precedenti, continuavano a non precisare i capitoli di spesa per l’ambito culturale .

1.2. Istituto Regionale per gli Studi Storici del Molise

Pochi anni dopo, nel 1977, la Regione, prendendo ad esempio l’Istituto per i beni artistici, culturali e naturali dell’Emilia Romagna, disponeva l’istituzione di un omologo Istituto Regionale per gli Studi Storici del Molise . Quest’ultimo, dotato di un proprio statuto che sanciva la sua «autonomia operativa» , aveva il compito di promuovere attività di ricerca e di studi culturali, favorire l’apertura o il potenziamento delle biblioteche e infine svolgere un ruolo di consulenza nei confronti degli Enti locali per le attività di valorizzazione e tutela del patrimonio storico artistico della regione.
Nonostante la cospicua previsione – teorica - di stanziamento di fondi per la sua concreta istituzione, provenienti sia dalla Legge statale per le Regioni a statuto ordinario , sia da un apposito capitolo di spesa sul bilancio annuale della regione, l’applicazione di tale legge tardò ad essere attuata. A questo proposito, ancora nel 1982 si commentava questa situazione di continuo rinvio, denunciando che: «[la legge] non è stata mai attuata, a causa delle beghe dei partiti e di un ripensamento della regione, che ha realizzato la difficoltà di creare un istituto così impegnativo senza disporre dei quadri tecnici adeguati» .
Da un lato, dunque, si emanava una norma, la 26/77, che indicava con precisione il profilo dell’Istituto, il suo ruolo nelle dinamiche pubbliche, la consistenza e il meccanismo degli stanziamenti, dall’altro però non si prevedeva di affidarlo ad un comitato qualificato o ad un dirigente esperto del settore culturale, poiché questi compiti venivano genericamente attribuiti a non meglio precisati «dipendenti regionali» .
Questo Istituto, il cui percorso evolutivo è stato molto tortuoso, segnato da anni di commissariamento, dal rinnovamento del Consiglio direttivo e solo di recente, nel 2004, da un riordino generale che ha contribuito a far cessare il suo commissariamento e a dotarlo di un Comitato scientifico , avrebbe potuto contribuire fortemente, qualora fosse stato ben organizzato, alla crescita culturale della regione, a partire dagli stessi Enti locali che avrebbero giovato del suo ruolo consultivo, ma ciò non è ancora avvenuto.
L’ottimo esempio dell’IBC emiliano fa ben intuire le potenzialità di un tale organismo nelle attività di organizzazione del patrimonio culturale regionale; ma questa importante possibilità fino ad ora sembra non essere stata ancora valutata dal Molise, rimanendo delimitata l’attività di tale Istituto in pochi e definiti ambiti d’azione che sembrano comunque non mostrare un rilevante giovamento in termini di gestione e valorizzazione.

1.3. I finanziamenti straordinari

In questo quadro normativo piuttosto incerto e frammentario sotto il profilo museale si inseriscono sul finire degli anni Settanta le opportunità di finanziamento rese disponibili dalla Cassa per il Mezzogiorno, che toccarono anche il Molise. Nel 1978 i finanziamenti regionali per musei e biblioteche aumentarono in modo estremamente sostanzioso: venivano stanziati 500 milioni di lire per la creazione di musei e biblioteche, di cui 156 milioni per i musei, cifra che chiaramente si distanziava per consistenza dai 10 milioni solitamente messi a disposizione annualmente .
Come avveniva per le altre regioni del Sud, la Regione e la Soprintendenza venivano indicati come beneficiari di cospicui fondi provenienti dalla Cassa sia per interventi di valorizzazione e restauro, sia per la realizzazione di «progetti speciali» quali quello per gli «itinerari turistico-culturali nel Mezzogiorno» (su cui si veda anche infra), ma anche per la creazione di una rete regionale di musei. Venivano infatti stanziati 1.610 milioni di lire per la messa a sistema di quattro poli museali della regione (Campobasso, Isernia, Venafro, Sepino) .

1.4. 1980: prima norma per i musei

Finalmente nel 1980 la Regione legiferava in materia di musei, dopo i cospicui finanziamenti stanziati degli anni Settanta, attraverso le Norme in materia di musei, archivi storici e biblioteche di Enti locali, ai sensi degli articoli 47 e 49 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 616 del 24 luglio 1977 . Questa legge fu intesa come il necessario completamento della precedente L.R. n. 16 del 2 maggio 1979, Norme per l'attuazione degli articoli 47 e 49 del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 che aveva invece normato, alla luce dello stesso D.P.R. 616/1977, l’ambito dei centri di lettura, centri sociali e delle biblioteche popolari - ma non dei musei - trasferendo ai Comuni la loro competenza.
Pur trattandosi di una legge di settore, tutt’oggi ancora in vigore, appare estremamente semplificata la trattazione delle singole tipologie istituzionali e delle relative attività, quali musei, archivi storici e biblioteche.
La Regione è vista come ente di coordinamento delle attività culturali, che concorda tramite la redazione di un programma, con cui sono definiti anche gli stanziamenti , ma soprattutto promuove la realizzazione di «servizi integrati» in ambiti territoriali, articolati in base ai distretti socio-sanitari . Sono descritte le consuete funzioni delle biblioteche (art. 3), degli archivi storici (art. 4) di conservazione e di agevolazione della conoscenza ma, a differenza di norme di altre regioni, non si fa alcun riferimento alla possibilità di costituire ‘sistemi bibliotecari’ o ‘archivistici’. Sono inoltre indicate le funzioni dei musei di conservazione, esposizione e divulgazione della conoscenza (art. 5) e vengono date disposizioni anche relative alla programmazione regionale degli interventi e alla composizione della istituenda Consulta regionale per le attività bibliotecarie, archivistiche e museali.
Questa norma, dunque, che è ancora oggi in vigore, svolgeva la funzione di legge quadro, dando indicazioni generali sul ruolo delle singole istituzioni culturali e sulla funzione di coordinamento e determinazione della programmazione che veniva riservata alla Regione.
La norma, però, non forniva indicazioni sulla possibilità di collaborazione tra enti pubblici, non faceva riferimento alla possibilità dei Comuni di consociarsi ai fini della presentazione di proposte progettuali di respiro sovracomunale, non dava neppure indicazioni sulla formazione di ‘sistemi’ tra biblioteche, centri culturali o archivi, come avveniva invece nella maggior parte delle regioni italiane. L’unica indicazione che si può cogliere in questa direzione, nel senso di una sollecitazione all’integrazione delle attività culturali, si trova nella parte iniziale, in cui la Regione è indicata come ente coordinatore di servizi culturali integrati.
Come si evince dal dibattito consiliare, questa legge era stata appositamente pensata e redatta in termini così ampi, se non vaghi, proprio per la volontà di presentarla come una legge quadro “agile” che potesse dare indicazioni generali che avrebbero trovato più precisa definizione e casistica con l’attuazione dei successivi Programmi pluriennali e Piani annuali. Tuttavia, nei confronti della loro attuazione concreta, si esprimeva un velato scetticismo, in considerazione dei gravi ritardi delle erogazioni regionali previste per le biblioteche comunali o a quelle d’interesse comunale . Come accadeva nella maggior parte delle regioni italiane, neanche in Molise furono redatti i piani di settore pluriennali e la politica in materia culturale proseguiva con approvazione a cadenza annuale degli stanziamenti degli anni precedenti con rari interventi innovativi.

I Programmi e Piani avrebbero dovuto stanziare finanziamenti anche per «la ristrutturazione, la trasformazione o l’unificazione delle biblioteche e musei preesistenti» : questa formulazione risulta tuttavia in parte poco comprensibile soprattutto per quell’accezione di «unificazione» delle biblioteche e soprattutto dei musei. L’uso di questa espressione sembra alludere al fatto che si ritenesse plausibile assemblare e riunificare questo tipo di istituzioni per ragioni di utilità e fruibilità senza tener presente invece in realtà il denso spessore storico e collezionistico che è quasi sempre a monte della formazione dei musei italiani. Tanto più che, in realtà, ancora una volta non erano esplicitati né nel testo di legge né nei dibattiti consiliari, i termini di questa procedura, ovvero se questa “unificazione” dovesse essere solo infrastrutturale, o anche eventualmente gestionale .
Tale “approssimazione” nel definire gli ambiti e le modalità di attuazione della legge era anche un modo per renderla il più possibile adattabile ed elastica, e prova ne sia anche il fatto che le necessarie precisazioni venivano rimandate ad una più organica e successiva programmazione. Un’auspicata procedura del genere veniva invece sostituita da singoli finanziamenti regionali mirati al semplice funzionamento degli enti e non rientranti in una più ampia e coordinata attuazione: si potrebbe ipotizzare che tale vaghezza, non accompagnata da debite precisazioni di applicazione, abbia forse contribuito a rendere più difficile l’applicazione della legge e soprattutto la gestione degli specifici ambiti considerati dalla legge.
Come sintetizzato recentemente nella Relazione sul controllo dei musei degli enti locali, eseguita dalla Corte dei conti, tale norma, «risentendo fortemente degli orientamenti dell’epoca in cui è stata emanata, non appare più adeguata alle esigenze attuali ed al mutato quadro istituzionale» ; dal punto di vista della programmazione e dei finanziamenti destinati ai musei, la Relazione ha infatti evidenziato molte criticità e lacune, notando in particolare che «l’attività di programmazione, demandata alla Regione, di natura esclusivamente finanziaria, è ridotta all’elaborazione di un piano annuale di finanziamento finalizzato alla concessione di contributi agli enti locali per spese ordinarie di funzionamento» .

Quindi ricapitolando, nonostante la legge regionale prevedesse l’approvazione di Programmi pluriennali, questi non sono mai stati redatti e al loro posto sono invece stati elaborati i piani annuali di finanziamento dei singoli interventi nei settori dei musei, archivi storici e biblioteche di enti locali di volta in volta approvati con leggine ad hoc: più precisamente dal 1983 fino al 1995 la Regione ha provveduto a finanziare il settore museale, sempre normato dalla legge del 1980, con appositi capitoli di spesa di bilanci annuali . Occorre anche precisare che non sempre l’amministrazione regionale ha mostrato di avere capacità di spesa adeguata ai fondi disponibili, determinando quindi l’accumulo di residui passivi e conseguente spreco di risorse . Tutto questo dimostra che negli anni Ottanta, nonostante le iniziative di finanziamento straordinario e la predisposizione di norme ad hoc, il settore museale non era ancora regolamentato da leggi concretamente efficaci e specifiche.
In seguito, nel 1987, fu emanata una nuova legge sulla Disciplina per la promozione di iniziative di pubblico interesse che però mostrava di ricadere nella stessa vaghezza della L.R. 32/1975 e della L.R. 37/80 . Con questa norma, infatti, la Regione si faceva promotrice di «iniziative aventi particolare rilevanza culturale, artistica, scientifica, sportiva e turistica», ma non venivano date indicazioni riguardo a tale rilevanza se non per il «carattere regionale, interregionale e nazionale». Nel 1988 invece venivano normati una serie di Interventi straordinari a sostegno dell'occupazione giovanile , rifacendosi al filone dei “Giacimenti culturali” , che sembravano utilizzare la programmazione di interventi legati alla valorizzazione culturale, principalmente come soluzione occupazionale.

Da questa panoramica sembra di poter evincere che negli Settanta e Ottanta non vigeva nella Regione Molise una disciplina specifica per il settore museale.
I finanziamenti venivano solitamente erogati a pioggia, destinati ai singoli musei che presentavano istanza all’ente regionale. In altri termini i musei sono stati finanziati con capitoli specifici per il settore museale, ma vaghi nel tipo di interventi e di attività previste; inoltre i cosiddetti ‘sistemi museali’ non hanno trovato alcuna menzione né nelle disposizioni di stanziamento né nella produzione normativa regionale in materia di Beni culturali, che infatti fino al 1991 veniva definita “episodica” ed anche “inorganica”, al pari di quella della Sardegna .
Tuttavia a partire dalle erogazioni della Cassa per il Mezzogiorno, gli stanziamenti cominciavano ad essere accorpati per grandi tematiche, anche se poi venivano effettivamente impiegati in interventi singoli e ben circoscrivibili . Più precisamente, nel 1982, il CIPE metteva a disposizione cospicui fondi (150 miliardi di lire), provenienti dalla Cassa per il Mezzogiorno, per la realizzazione del ‘Programma stralcio’ Progetto per gli itinerari turistico-culturali nel Mezzogiorno : in particolare per il Molise veniva previsto uno stanziamento di 6.300 milioni di lire, perché rientrante sia nella “Direttrice dell'Appia Antica”, e più precisamente nel “Tratto da Roma a Benevento”, sia nella “Direttrice Araba-Bizantina-Normanno-Sveva”, sia nella “Direttrice della ‘Transumanza’ e della ‘Civiltà Sannitica’”, col “Tratto abruzzese-molisano”.
Purtroppo questo specifico intervento regionale, come tutto il ‘Programma stralcio’ rimanevano pura enunciazione di intenti; infatti già l’anno successivo, il 1983, un’interrogazione parlamentare posta ai Ministri del Mezzogiorno, del Turismo e dei Beni culturali poneva il problema del mancato impegno dei fondi ingenti messi a disposizione visto che i progetti arrivati erano molti, ma non ancora esaminati .
La realtà degli itinerari, analogamente a quella dei sistemi museali, è stata più volte e in modo variegato oggetto di normative statali e regionali, nonché di finanziamenti statali e comunitari; inoltre, proprio come i sistemi museali, anch’essa presenta la capacità di connettere fra loro realtà culturali-ambientali e utilizzarle in funzione non soltanto turistica ma anche economica-occupazionale .

Proprio a partire dalla contiguità con questi primi poderosi finanziamenti della Cassa, organizzati per principi-itinerari tematici, presero progressivamente corpo gli interessi della Regione per il finanziamento di particolari testimonianze della cultura locale, in alcuni casi tradotti anche nella loro messa in rete.
Nel 1997 il Molise ha approvato una legge con cui veniva appunto proposta una sistematizzazione dei tratturi : in seguito ai decreti ministeriali del 1976 e del 1983 , infatti, che li sottoponevano alla legge 1089/1939, i tratturi sono stati definiti «beni di notevole interesse per l’archeologia, per la storia politica, militare, economica, sociale e culturale della Regione Molise»; così la Regione Molise con la L.R. n. 9 dell’11 aprile 1997, Tutela, valorizzazione e gestione del demanio tratturi , predisponeva sia un’elencazione particolareggiata dei suoli tratturali per la loro «definitiva destinazione» , e istituiva il Parco dei Tratturi del Molise. L’articolo 4, comma 1, della legge prevede che:

I tratturi, in quanto beni di notevole interesse storico, archeologico, naturalistico e paesaggistico, nonché utili all'esercizio dell'attività armentizia, vengono conservati al demanio regionale e costituiscono un sistema organico della rete tratturale denominato Parco dei tratturi del Molise.

L’anno successivo, nel 1998, veniva emanata una legge che serviva a preparare il Molise verso ed oltre il Giubileo e che disponeva un attento censimento e classificazione degli edifici di culto regionali al fine di «valorizzare itinerari turistico - religiosi e siti di alta valenza storica, culturale, artistica e religiosa» .
Invece nel 1999 si normavano anche gli Interventi per il recupero della tradizione dei trabucchi della costa molisana: la Regione intendeva avviare un’importante attività di censimento, al fine di porre in essere interventi di recupero, valorizzazione e costruzione ex novo .
Intanto, con la Delibera CIPE del 9 luglio 1998, venivano finanziati numerosi studi di fattibilità proposti dalla Regione Molise, tra i quali uno specifico realizzato nel 2001 e dedicato alle Infrastrutture di interesse turistico-culturale per la valorizzazione e la fruizione della rete tratturale ai fini della costituzione del “Parco dei Tratturi”, (finanziato con 300 milioni di Lire), e un altro inerente la Definizione di un’idea progetto per un Sistema omogeneo di itinerari turistico-culturali e della memoria storica (finanziato con 200 milioni di Lire).
Queste tre leggi regionali degli anni 1997-1999 dimostrano chiaramente la propensione da parte della Regione a concentrare i propri sforzi su alcune precise tipologie di patrimonio, legate all’identità locale, regionale, contadina, sulle quali far convergere finanziamenti di natura straordinaria. È altresì molto interessante rilevare che in tutte e tre le leggi questa attenzione intende saggiamente concretizzarsi in un attento e particolareggiato censimento, fondamentale intervento propedeutico alla successiva attuazione di interventi di recupero, e poi di valorizzazione e fruizione eventualmente sistematizzata in itinerari.
Inoltre occorre precisare che se il censimento dei trabucchi era finalizzato alla loro valorizzazione e la ricognizione degli edifici di culto era necessaria per il loro inserimento in itinerari in vista del Giubileo, la mappatura dei tratturi prevista dalla normativa, ma anche lo stesso studio di fattibilità menzionato supra, sembrano procedere invece verso un’idea di sistematizzazione più ampia e più intrecciata con il tema della valorizzazione nell’ottica turistica.
Nella mancanza di una normativa regionale specifica in materia di ‘sistemi’ o ‘reti’ di musei o biblioteche, il nostro interesse è stato attratto da questa altra tipologia di collegamento e messa in rete di istituzioni o soggetti culturali – l’itinerario turistico-culturale -, in quanto presenta alcuni tratti comuni con i cosiddetti sistemi museali, quali ad esempio la volontà di collegare e dare forza a soggetti culturali meno noti, diffusi sul territorio e di minore visibilità rispetto ai cosiddetti ‘grandi attrattori’. Se per queste tipologie la normativa regionale si è dimostrata piuttosto attenta, specifica ed aggiornata, proponendo studi, censimenti e valorizzazioni molteplici in direzione di una loro integrazione in itinerari o sistemi, capaci di concretizzare una correlazione tematica e territoriale, invece per i musei una volontà di questo tipo risulta ancora oggi molto vaga se non assente dalla normativa regionale. D’altra parte questa scarsa presenza del tema ‘sistema museale’ potrebbe essere considerata alquanto “anomala”, visto che proprio in questi anni il tema “sistemico” in relazione ai musei è presente in un altro tipo di atto ufficiale, quello di rango pattizio. Ed è interessante rilevare altresì come il concetto di ‘sistema museale’ si vada a collocare in un dibattito che, come detto, era piuttosto scarso anche sul tema del museo in sé, ed anzi si leghi in maniera stretta ad un profilo di dichiarato interesse per lo sviluppo turistico.
Nel Programma Operativo Plurifondo (POP) 1994-1999 per il Molise (Obiettivo 1), la misura Valorizzazione delle risorse turistiche prevedeva di finanziare con 38.435 milioni di lire interventi di valorizzazione riguardanti tre ambiti: i parchi, i beni culturali e le risorse turistiche nelle aree montane. Fra gli interventi specifici previsti dalla programmazione per la “valorizzazione dei beni culturali” vi era la «realizzazione del sistema museale regionale» e gli enti responsabili erano proprio la Regione, gli Enti locali ed anche l’Istituto Regionale per gli Studi Storici del Molise (IRESMO).
Dall’analisi del cospicuo elenco dei progetti proposti per questo intervento sistemico , emerge chiaramente che la stragrande maggioranza non presenta però interventi di effettiva messa a sistema dei musei, ma semplicemente di recupero e valorizzazione di specifiche e singole emergenze. Per di più quasi tutti questi progetti risultarono “ammissibili ma non proponibili” a causa di una comune mancanza di definizione e previsione degli aspetti gestionali e finanziari, certamente fondamentali a fronte di cospicue richieste di finanziamenti.
L’unico progetto che risulta chiaramente ispirato dalla volontà sistemica è quello per la realizzazione del Sistema museale della provincia di Campobasso che però fu giudicato anch’esso “ammissibile ma non proponibile”, a causa degli insufficienti elementi di valutazione nella compilazione dei progetti. Il Sistema proposto doveva comporsi di undici interventi per la realizzazione di una rete museale; di questi interventi, sette sarebbero stati di completamento e quattro di realizzazione ex novo di sedi museali e si prevedeva che il sistema fosse gestito in forma “diretta consortile” . Purtroppo la scheda di presentazione e valutazione del progetto non contiene l’elenco degli interventi che erano stati previsti, tuttavia emerge la volontà del capoluogo di regione di dare vita ad un’iniziativa concreta, capace di valorizzare e promuovere la città, anche se, a quanto sembra dal motivo della mancata proponibilità, questa volontà non risultava essere supportata da un oculata capacità di previsione degli aspetti tecnici, gestionali ed economici .
Sarebbe infatti opportuno rilevare che l’incapacità da parte degli enti locali di saper elaborare progetti coerenti e “proponibili” progettazioni - anche sistemiche - in ambito museale, potrebbe essere non imputabile semplicemente o esclusivamente all’imperizia dei Comuni proponenti, ma anche ad esempio alla mancata elaborazione teorica e normativa precedente da parte della stessa Regione. Il rischio in questi casi è che i progetti risultassero avulsi dal panorama locale e quasi “importati” senza alcuna mediazione, trovandosi poi nel concreto dell’attuazione in difficoltà, proprio per la mancanza di adeguati strumenti normativi, ma anche di studio e d’indagine.

1.5. 1999: la seconda legge per i musei

Ritornando alla produzione normativa regionale, la seconda legge che interviene nell’ambito culturale nel quale rientrano anche i musei è del 1999 . Il Capo V della legge riguarda la ripartizione delle funzioni tra Regione ed Enti locali in materia di beni e attività culturali tout court (artt. 106-108). Pur non facendo riferimento ai musei, né tanto meno ai sistemi museali, la legge regionale 34/99 assegna alle Province il ruolo di promozione di «forme di coordinamento, cooperazione e concertazione tra i comuni e le comunità montane, nonché altri soggetti pubblici e privati, svolgendo anche funzioni di assistenza tecnico-amministrativa ai sensi dell'art. 14, comma 1, lettera l) della legge n. 142/1990» .
L’art. 108 di tale norma annunciava una successiva legge di riordino organico del comparto cultura (spettacolo compreso). Il riordino doveva essere attuato però innanzitutto tramite una generale revisione della normativa di settore, necessaria anche a seguito dell’approvazione a livello nazionale delle nuove norme relative al decentramento di funzioni in materia di valorizzazione alle Regioni, ed alla possibile attribuzione di ulteriori forme di autonomia delle Regioni . La nuova norma era destinata ad apportare modifiche a varie leggi regionali, tra le quali la sopracitata legge regionale 37/80 che stabiliva le Norme in materia di musei, archivi storici e biblioteche di Enti locali.
Malgrado nessuna disciplina di riordino sia mai stata approvata - e neppure progettata - nonostante quanto preannunciato dalla legge regionale applicativa del decreto legislativo 112/98 , è interessante rilevare però che l’impianto amministrativo e istituzionale del comparto culturale non era statico, ma si muoveva e si rendeva promotore di progetti, nonostante la mancanza di norme di regolamentazione.
Ritornando ai musei stricto sensu, si può affermare che la loro ampia assenza nella normativa corrisponde anche sul piano pratico-attuativo ad una sostanziale carenza di risorse ed una mancanza di politiche di settore . Anche per ciò che riguarda la ricognizione dei musei sul territorio molisano, sia la Regione sia gli Enti locali non possedevano un elenco aggiornato e attendibile delle istituzioni museali prima del lavoro effettuato dalla Corte dei conti : quest’ultima infatti ha rilevato 31 musei al 2002, di cui nessuno di proprietà della Regione .

1.6. 2000: atti di programmazione negoziata

Nel 2000 si è provveduto a definire le Nuove norme per promozione culturale , che riordinavano il settore, abrogando sia la L.R. 32/1975, Contributi per le attività culturali, che impostava un sistema di stanziamenti “a pioggia”, sia la L.R. 7/1987, Disciplina per la promozione di iniziative di pubblico interesse, che in modo vago disciplinava interventi di promozione culturale.
Queste Nuove norme del 2000 escludevano qualsiasi riferimento, nelle varie attività di promozione e ricerca culturale, all’ambito museale, ma soprattutto erano finalizzate a disciplinare la realizzazione di piani triennali e annuali per la programmazione culturale della regione, contemplando anche la necessità di sottoporli ad un Comitato tecnico-scientifico .
In realtà, nonostante la sua ratio, anche questa legge del 2000 non ha contribuito ad evitare erogazioni indiscriminate ed è risultata fin dall’inizio «farraginosa e complicata nell'interpretazione di quelle che sono le vere manifestazioni di interesse culturale» . La definizione di un programma pluriennale che potesse seriamente disciplinare le attività culturali non è avvenuta immediatamente e la Giunta, pur sottolineando fortemente la necessità di modificare la 5/2000, si è ridotta ad approvare a posteriori consuntivi annuali di erogazioni finanziarie a chi (associazioni, comuni, Enti) semplicemente ne faceva richiesta, senza essere sottoposti ad indagine valutativa sull’opportunità dei finanziamenti e quindi senza rientrare in alcun tipo di politica programmatoria voluta dalla regione . Dunque, anche questa elaborazione normativa non forniva un inquadramento del settore museale locale e non provvedeva nemmeno a delineare un concreto ed efficace programma di investimenti e di valorizzazione.
Oltre alla legge, è negli accordi negoziali stretti dalla Regione con lo Stato e con la Comunità Europea, che vengono descritte le politiche culturali per i musei e per i sistemi museali del territorio molisano. Infatti, nel delineare queste politiche la Regione deve adeguarsi e fare proprie le indicazioni progettuali impartite dai documenti guida, ovvero le indicazione del Quadro Comunitario di Sostegno, a cui poi deve adattare non solo i propri strumenti normativi, ma anche il proprio apparato amministrativo, la propria capacità progettuale e in generale la propria metodologia di gestione del patrimonio. Il conseguimento di finanziamenti aggiuntivi è dunque solitamente un valido stimolo per indurre le Regioni e gli Enti Locali ad elaborare progetti ampi e complessi, che fungono da strumenti per l’intercettazione dei finanziamenti. I problemi, però, poi si riscontrano nella prassi dell’attuazione dei progetti stanziati: nella realizzazione pratica dei progetti, infatti, gli enti locali si trovano talvolta a dover applicare linee progettuali che sono prive degli adeguati supporti normativi locali sottostanti. Spesso, inoltre, mancano anche gli strumenti di conoscenza di base, come il catalogo, la schedatura dei beni e la conoscenza precisa e aggiornata del territorio. Il Molise, proprio in questo senso, merita di essere trattato, e costituisce un valido ed eloquente esempio. Si tratta infatti di una regione che ha sempre emanato norme non organiche, non ampie, generiche e soprattutto non corredate dei conseguenti atti utili alla loro attuazione. Le pur auspicate e fertili possibilità messe a disposizione dalle procedure della Programmazione negoziata tra Regioni ed Unione Europea vengono pertanto istituite in un contesto amministrativo e istituzionale non ancora in grado di recepire queste forti innovazioni. Si importano quindi in maniera rigida, e forse acritica, schemi normativi e formule lessicali, con il principale obiettivo di conseguire finanziamenti aggiuntivi, senza però occuparsi di effettuare un controllo del substrato reale.
Prova di questo è il fatto che, analogamente a quanto progettato nelle altre regioni, i sistemi museali sono oggetto dell’Accordo di Programma Quadro in materia di beni culturali e del Programma Operativo Regionale (POR) 2000-2006 Obiettivo 1 (8 agosto 2000, successivamente modificato) che analizziamo qui di seguito.
Come pure gli altri APQ regionali , l’Accordo di Programma Quadro del 2000 tra il Ministero per i Beni Culturali e la Regione Molise era finalizzato alla promozione di politiche di programmazione negoziata e integrata . In una logica di continuità con l’Accordo stipulato nel 1997 e con le attività di tutela e valorizzazione già intraprese sul territorio, le iniziative oggetto dell’Accordo di Programma Quadro del 2000 si inscrivono in cinque settori d’intervento: il primo è proprio quello museale, per la realizzazione del “Sistema museale regionale”, attraverso un potenziamento delle sedi museali, ma anche delle loro relazioni; il secondo è la creazione di un sistema delle aree archeologiche regionali attraverso interventi di recupero e valorizzazione di scavi e monumenti. Gli altri settori riguardano archivi, biblioteche e attività per cui sono previsti interventi di recupero del patrimonio architettonico e anche di potenziamento di servizi culturali, fra i quali compare l’«adeguamento del sistema bibliotecario e archivistico» insieme ad altre azioni più mirate e specifiche dell’ambito in questione .
A partire dai suddetti obiettivi, la Regione ha stabilito il finanziamento di otto interventi che insistono sul recupero e sulla valorizzazione di realtà museali e archeologiche . A questi otto interventi da realizzare in via prioritaria, l’APQ aggiunge altri due progetti di recupero strutturale e architettonico del centro storico di Larino e un edificio industriale di proprietà regionale a Campobasso .
In particolar modo, questo Accordo individua tra gli otto progetti principali per il tema del ‘sistema museale’ tre di valenza non solo regionale, ma nazionale : a Campobasso la Mediateca e il recupero di Palazzo ex G.I.L. da adibire a Museo e servizi culturali , a Isernia l’istituzione del Museo Nazionale del Paleolitico. Si tratta di progetti che intendono costituire punti di riferimento per l’auspicata valorizzazione del sistema museale di tutta la regione .
Colpisce però che il sistema museale regionale prospettato nell’APQ del 2000 sia fortemente imperniato sul polo museale di Campobasso (di cui si prevede ex novo la costituzione) , identificato come punto di riferimento di tutta la rete dei piccoli musei del territorio regionale , proprio come il Programma POP 1994-1999 prevedeva di fare con la creazione di un sistema museale che avesse come punto di riferimento sempre Campobasso, ma che fosse di ampiezza provinciale.
Questa idea sistemica è di nuovo ampiamente ripresa nel recentissimo Documento preliminare di base per la discussione del Piano Strategico Territoriale del Comune di Campobasso (marzo 2007) , che è opportuno esaminare come spaccato esemplificativo anche delle strategie dell’APQ. Il Documento contiene un’analisi ex ante delle potenzialità e delle criticità del territorio di Campobasso anche per ciò che riguarda lo sviluppo turistico e la crescita culturale della comunità, considerati quale «stesso inscindibile obiettivo da perseguire» . Campobasso, pur essendo capoluogo di regione, non possiede grandi attrattive turistiche, tanto più che i flussi di presenze tendono maggiormente a interessare la (relativamente) lontana area costiera. Anche per questo motivo, Campobasso sta cercando di potenziare la sua offerta in termini di luoghi deputati alla cultura (musei, spazi espositivi e di spettacolo). Il Piano Strategico sostiene che questo modello, definito “centrale”, può essere rafforzato dalla creazione di «reti territoriali di musei e circuiti integrati di luoghi per lo spettacolo» anche minori e decentrati. L’idea deve tendere a contemperare il decentramento di opportunità culturali sull’intero territorio con la centralità di poli di eccellenza urbani, garanti della qualità del sistema. Il Piano Strategico presenta questo progetto di rete in termini sia materiali che immateriali, attraverso l’impiego di tecnologie telematiche e multimediali e fattivamente propone la costruzione di un «polo culturale di eccellenza, in grado di svolgere il ruolo di grande attrattore», il cui fulcro potrebbe essere rappresentato da «un museo etno-antropologico del territorio, purché con connotazioni fortemente innovative ed iper-tecnologiche». La rete di servizi turistico-culturali, che si immagina ruotare attorno a tale “grande attrattore”, dovrebbe essere costituita da piccoli ecomusei «ma non della civiltà contadina» collegati a servizi ricettivi, ristorativi, ecc. .
L’impressione che si ricava tanto dall’APQ, con il progetto di recupero e restauro del Palazzo ex G.I.L. in Campobasso da adibire a Museo e servizi culturali, quanto dal Piano Strategico, con il progetto del museo etno-antropologico quale grande attrattore di Campobasso, è che gli sforzi progettuali e finanziari siano stati maggiormente concentrati sui contenitori da restaurare o da costruire e non sulla condivisione amministrativa e gestionale delle spese o sulle infrastrutture della comunicazione e tecnologica, come solitamente si intende quando si utilizza l’espressione «sistema museale» . Ciò significa che in questa regione l’espressione è stata utilizzata come un’etichetta magari ‘alla moda’ e priva di quella serie di significati che ha in altre regioni italiane, dove il concetto è maturato in seguito ad un lungo dibattito, ad esperimenti talvolta anche fallimentari ed in seguito ad una teorizzazione progettuale. Qui invece l’Accordo potrebbe mantenere tutta la sua validità anche senza tale espressione, che viene utilizzata quindi senza un significato specifico. Non si fa infatti riferimento a metodi di accreditamento o a requisiti minimi (standard), a criteri di stanziamento di fondi, a parametri della programmazione e alla costruzione di una immagine unitaria e di una piano di attività concordate.

Oltre quindi agli APQ, il Molise ha usufruito dei Fondi Strutturali europei per l'attuazione delle strategie di sviluppo regionale attraverso il Programma Operativo Regionale (POR) 2000-2006, rientrando nuovamente ma in modo transitorio nell’Obiettivo 1, come già era avvenuto durante la programmazione precedente, POP 1994-1999 . Tale Programma serve a stabilire un piano di investimenti dei fondi messi a disposizione dall'Unione Europea nell'ambito dei Fondi strutturali per la realizzazione di quelli che sono gli obiettivi e le priorità delineate dall’analisi fatta dalla Commissione europea attraverso il Quadro Comunitario di Sostegno (QCS) .
Il POR Molise si articola in cinque assi prioritari di intervento e il secondo è dedicato alle Risorse culturali e storiche. Questo prevede a sua volta la Misura 2.1 Recupero e valorizzazione del patrimonio storico-museale , con il duplice obiettivo da un lato di salvaguardare il patrimonio culturale e dall’altro di migliorare la qualità ed il livello di fruibilità del patrimonio culturale e museale, soprattutto nell’ottica di promozione dello sviluppo turistico. Nel nome dello sviluppo sostenibile e della progettazione integrata, gli interventi riguardanti musei e siti archeologici sono destinati in realtà ad essere congiunti ad altri settori, tra cui quelli produttivi dell’artigianato tradizionale, della ricettività turistica, della formazione e della cultura locale.
Nel Complemento di Programmazione del POR, che funge da documento attuativo, apprendiamo che i fondi strutturali messi a disposizione da questa Programmazione per la Misura 2.1 cofinanziano i 22 progetti in realtà previsti e finanziati dai due APQ molisani ed “ereditati” dal POR, unendosi così agli stanziamenti stabiliti dalla delibera CIPE 17/2003 per le aree sottoutilizzate .
Quindi, in una sorta di “continuità” delle programmazioni economiche per l’intervento sistemico per Campobasso, dal POP 1994-1999 agli Accordi di Programma, anche in questa programmazione ritroviamo il finanziamento per l’importante progetto di recupero e valorizzazione del Palazzo ex GIL a Campobasso da adibire a museo di rilevanza nazionale, propedeutico alla realizzazione sistemica del patrimonio museale regionale .

Inoltre si ricollegano a questa Misura 2 Risorse culturali, i sei Progetti Integrati Territoriali (PIT) che si concentrano rispettivamente sulla fruizione concertata del patrimonio ambientale e culturale della regione, sul recupero di immobili nei centri storici e sulla valorizzazione di laghi ed oasi a fini turistici, sul riequilibrio fra zone costiere e zone interne, sulla valorizzazione culturale ed ambientale della zona tra Isernia e Venafro e quella dell’alto Molise .
In ultimo vi è il PIT Minoranze linguistiche che in modo esplicito intende effettuare una sorta di sistematizzazione culturale . Questo progetto, infatti, punta alla messa a sistema del patrimonio culturale delle minoranze linguistiche arbëresh e hrvatski del Molise attraverso la realizzazione di quattro sedi linguistiche letterarie, una per ogni comune aderente, da far rientrare nella rete “Caffè letterari” e da integrare in un circuito di ospitalità in bed&breakfast locali .
Come spesso capita, anche questo tipo di interazione di emergenze di valenza culturale viene strettamente connessa agli interessi di fruizione turistica, come se questa finalità fosse considerata la principale se non l’esclusiva “spinta” a questo tipo di gestione. Pertanto si può concludere in generale sostenendo che gli interventi finanziati in ambito museale hanno da un lato il pregio di essere di natura strutturale, colmando così una lacuna riscontrata dalla Corte dei conti nel riparto annuale degli interventi regionali , dall’altro non rispondono concretamente al progetto di creazione di un sistema o di una rete regionale dei musei, in sostanza molto carente sotto il profilo organizzativo.

Merita inoltre di essere menzionato il progetto “Sistema Museale d’Ateneo” dell’Università degli Studi del Molise. Dal 2003, in base alla delega rettorale affidata alla professoressa Donatella Cialdea per la costruzione e gestione del Sistema museale di Ateneo, l’Università del Molise, pur non possedendo alcun museo , ha pensato alla creazione di un sistema museale come sostegno all’insegnamento e strumento di divulgazione della ricerca universitaria.
L’articolazione del sistema museale d’Ateneo è stata così immaginata:
- Polo o struttura centrale comprendente un Centro di Documentazione, un Laboratorio di informatica e un Museo del territorio ;
- Strutture satelliti afferenti ai diversi gruppi disciplinari delle Facoltà, collegate alle strutture esistenti ed articolate in: Poli scientifici, Poli didattici, Itinerari di conoscenza
- Punti edicola, ovvero piccole strutture informative sul territorio che suggeriscono itinerari e forniscono materiale sui satelliti della zona.
Sembra che il progetto di sistema museale non sia andato oltre la fase progettuale, ma risulta interessante rilevare come a farsi promotrice di un’interazione culturale con le altre strutture del territorio sia stata l’Università molisana, quasi volendo ovviare alla mancata elaborazione teorica e pratica degli Enti locali e allineandosi con l’azione di molte università italiane per l’istituzione di propri sistemi museali.

La terza ed ultima norma che interessa i musei è del 2003 e disciplina gli Interventi per la tutela, lo sviluppo e la valorizzazione del territorio montano . Oltre ad una catalogazione sia del patrimonio storico-culturale che della rete sentieristica e degli itinerari enogastronomici delle comunità montane , questa legge prevede il decentramento ai Comuni montani di varie attività e servizi di svariato genere, fra i quali compaiono anche i musei . Anche in questo caso, non è molto chiaro, né dalla legge né dal dibattito consiliare, il soggetto che potrebbe eventualmente conferire i musei ai comuni montani, visto che la Regione Molise non è titolare di alcuna istituzione museale .
Intanto nel giugno del 2003, in occasione dell’approvazione del Piano dei contributi annuali per il 2001 per le attività culturali, ai sensi della legge regionale 5/2000, si sottolineava sia la mancanza di un Assessorato alla Cultura, delegato invece a una Direzione generale, sia lo squilibrio esistente fra le altre regioni e il Molise nel voler mettere a frutto e soprattutto finanziare le potenzialità culturali della regione .

1.7. Sviluppi recenti

Nel 2004 il Molise, come le altre sei regioni del sud Italia , stipulava un Accordo di Programma Quadro con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Ministero peri Beni e le Attività Culturali per la realizzazione del progetto “Sensi Contemporanei”, per la diffusione della conoscenza dell’arte contemporanea in queste regioni .
Più precisamente, il progetto, ideato e supportato culturalmente dalla Fondazione La Biennale di Venezia, intendeva allestire mostre di opere provenienti dalla Biennale, provvedere al restauro e alla valorizzazione di luoghi e contesti urbanistici da utilizzare in modo permanente come sedi di esposizioni d’arte contemporanea e realizzare degli itinerari culturali in queste regioni, tematicamente incentrati sull’arte contemporanea.
In realtà in Molise il progetto, finanziato con 507.293 euro, è consistito solo nell’allestimento di una mostra di video e film provenienti dalla Biennale. Dei recuperi architettonici e degli itinerari previsti dal programma non si conosce una loro attuazione regionale. Come nelle altre regioni coinvolte, questo progetto che sembrava basarsi su presupposti molti affini a realizzazioni sistemiche in chiave contemporanea, nella realtà ha portato a singoli e disarticolati allestimenti d’arte, per di più non maturati nel tessuto regionale, ma imposti, senza mediazione locale alcuna, dall’Ente promotore.
L’anno dopo questo particolare esperimento di pura promozione di un’arte estranea al contesto regionale, allo scopo di contribuire all’attuazione della L.R. 9/97 e al perseguimento degli obiettivi previsti nell'articolo 114, commi 11, 12 e 13 della legge n. 388 del 23 dicembre 2000, in relazione alla istituzione del “Coordinamento nazionale dei tratturi e della civiltà della transumanza", nonché agli Accordi di Programma stipulati ai sensi della legge n. 426 del 9 dicembre 1998, ed alle delibere CIPE emanate in attuazione dell’Appennino Parco d'Europa (A.P.E.), è stata approvata una legge regionale per la Promozione, tutela e valorizzazione del patrimonio tratturale e della civiltà della transumanza nella Regione Molise .
La L.R. 19/2005 in questione istituisce il Coordinamento regionale dei tratturi e della civiltà della transumanza (art. 2), con sede presso l'Assessorato regionale all'Ambiente, con la funzione di nucleo territoriale del Coordinamento nazionale. Fra i compiti del Coordinamento regionale, oltre a provvedere agli aspetti più propriamente culturali, vi è quello di elaborare e proporre alla Giunta un modello teorico e pratico «di sviluppo regionale del sistema dei tratturi e della civiltà della transumanza» .

Possiamo constatare che alla creazione del sistema dei tratturi molisani hanno concorso ben due leggi regionali, uno studio di fattibilità e due Accordi di Programma: tuttavia il progetto non sembra ancora essere decollato. Brevemente illustrato in alcune pagine web dei comuni montani, la Regione non ha ancora provveduto a creare un sito o a promuovere in altra forma il sistema dei tratturi molisani. Il Piano Strategico Territoriale del Comune di Campobasso, prendendo atto della stasi del progetto, spiega che «se i risultati stentano a manifestarsi dipende probabilmente dalla scarsa importanza data a queste tematiche (spesso considerate come fattori complementari o collaterali dello sviluppo turistico) e dalla coerenza delle politiche e degli strumenti messi in atto (non sistematici, episodici e spesso inconcludenti)» .
L’ultima legge regionale che ci interessa è stata emanata nel 2005 e provvede all’Istituzione delle strade del vino, dell’olio, del tartufo, del latte e dei sapori del Molise , ma anche alla creazione di musei regionali tematicamente connessi alle dette «strade». Come spesso capita in questo tipo di leggi di istituzione di percorsi e musei enogastronomici, il finanziamento previsto per quest’ultimi, 80 mila euro, viene concesso a patto che sia l’unico finanziamento per ogni singola “Strada”, in quanto «non può essere finanziato più di un museo per ogni "Strada"» ; questo provvedimento che ovviamente non contribuisce alla realizzazione di rapporti sistemici con altri musei della stessa “Strada”, provvede in realtà in modo prioritario ad evitare quelle gestioni economiche ed organizzative poco limpide e concrete che a volte caratterizzano negativamente questo tipo di esperienze.
Ritorna quindi quella vocazione squisitamente territoriale, nel legame tra risorse ambientali, agroalimentari, in cui forse si è sempre manifestata la vera vocazione della regione Molise, più che nelle strutture museali. Un caso di notevole interesse, quindi, in quanto l’azione sistemica si svolge effettivamente e viene anche perseguita con costanza, ma trova le sue applicazioni più dirette e forse anche riuscite in settori culturali collaterali al museo.

Bibliografia

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- S. AMOROSINO, Gli itinerari turistico-culturali nell'esperienza amministrativa italiana in «Aedon» 3, 2000, (disponibile on line).

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- Corte dei conti. Sezione Regionale di Controllo per il Molise. Relazione relativa al controllo sui beni culturali – musei, (Delib. n. 2/2003).


- G. DE GIORGI CEZZI, Le "lunghe strade verdi" degli armenti. Gli antichi tratturi tra competenza statale e regionale in «Aedon» 1, 2006, (disponibile on line).

- Corte dei conti. Sezione delle autonomie. Relazione sul controllo. Musei degli enti locali (delib. n. 8/AUT/2005), Roma 2005, pp. 450-452.

Dossier a cura di DENISE LA MONICA, TIZIANA MAGGIO

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