Dibattito Consiglio regionale Umbria per legge 35/1990

verbale di riunione, Consiglio Regionale Umbria del 21-03-1990

CONSIGLIO REGIONALE DELL’UMBRIA del 21/3/1990


Ieri sera la IV commissione ha licenziato a maggioranza questo atto relativo al DL in materia di musei di enti locali e di interesse locale L’atto è di grande rilevanza perché istituisce una serie di controlli e non solo, ma soprattutto di programmazione del sistema museale regionale: anzi è l’istituzione del SM regionale su cui tanto si è discusso in varie riprese e in varie circostanze e sul cui ruolo ed obiettivi come testimonia il Piano di Sviluppo Regionale che individuava tra le peculiarità della Regione la risorsa del patrimonio artistico e museale
Ricordavo ieri che sabato scorso è stato inaugurato il Museo di Montefalco, il primo prototipo concreto del SM e accanto a questo la legge ben individua questi obiettivi, li coordina e li qualifica. Non sto a farla più lunga perché il collega Toscano potrà dare il suo contributo. La Commissione ha smembrato due proposte di legge: una che riguarda il patrimonio gli interventi a favore dei manufatti storici e questa che riguarda i musei.

Castellani: sì io volevo aggiungere alcune considerazioni per ragguagliare i colleghi che questo è il frutto di una lunga seduta della IV Commissione che si è protratta fino alle 21:30. Questo dà l’idea della complessità del disegno di legge (..) dell’attenzione che merita da parte dei colleghi perchè ci sono cose non affrontate dalla legislazione regionale. A monte abbiamo solo la l. 39 che era soltanto una legge metodologica, di distribuzione dei fondi, non fissava obiettivi, ovviamente non individuava momenti programmazione aldilà dell’anno e quindi faceva ricadere poi sui comprensori tutto il problema della gestione della programmazione dei musei degli enti locali.
La materia è complessa che secondo me meriterebbe un inizio di legislazione e non una fine perché qualcosa può sfuggire qualche errore si può fare e quindi maggiore capacità di ascolto meriterebbe.
Come troveranno i colleghi, ciò che era controverso venne espunto o rinviato come l’istituzione di un istituto regionale per il restauro è stato rinviato ad un altro atto regionale e questo merita sottolineatura… fare leggi per dire poi bisogna farne altre non è un metodo giusto, da qui una prima critica da parte mia e del mio gruppo. La legge comunque modifica anche in parte il complesso di commissioni e di consulte, sparisce la consulta dei beni culturali ma che rimane per la legge 7 colleghi, quindi teniamo conto che andiamo ad incidere profondamente nei meccanismi di coinvolgimento, di consultazione delle forze culturali, sociali del nostro territorio ma non in modo coordinato né omogeneo, perché non c’è tempo, perché la fretta della Giunta di uscire comunque dall’aula con questa legge è un obiettivo che sopravanza gli altri.
Così ci troveremo forse ad operare con qualche difficoltà. La legge rinvia il problema scabroso dell’istituto regionale restauro, rimane il SM che comprenderebbe musei pubblici e non pubblici e qui c’è un problema nascosto o sorvolato nel testo di legge perché, leggendo bene il 616 la Regione, ci è parso di poter capire, potrebbe anche controllare il funzionamento dei musei privati attraverso la propria normativa. Ma in che modo si possono esercitate i controlli? In che modo poniamo il rapporto tra Regioni, enti pubblici e privati se non nel rapporto soltanto all’interno del SM che può essere variato ogni 3 anni? C’è un recupero della capacità di programmazione della Regione che deve programmare individuare obiettivi e cercare di creare una rete di presidi culturali che siano anche servizi culturali che arricchiscano l’offerta culturale del territorio.
Questa legge è però quasi dico senza finanziamenti e qui non si è voluto cogliere, lo dico perchè questa è farina del sacco del collega Marinelli e non voglio rubare la sua farina comunque credo la DC mi pare ne ha in abbondanza… Non si è voluto dare una risposta ad un ordine del giorno del C.R. votato da tutti, in cui si chiedeva di destinare un 2% delle risorse regionali ai problemi dei beni culturali. Abbiamo lavorato molto, in modo affrettato e devo dire con l’apporto autorevole forte, consapevole dei funzionari del consiglio e del dipartimento regionale.. abbiamo lavorato forte, molto e cosa abbiamo prodotto? Una legge che attende un’altra legge per rispondere a certe esigenze che attende finanziamenti che non sappiamo quando verranno. […]
Marinelli: Io voglio osservare come il Disegno di Legge agisca in una materia di stretta competenza regionale, una materia che per questa regione rappresenta un grande patrimonio e che consiglia la necessità di un adeguamento, di un miglioramento della l. 39, in direzione di poter intervenire non più in modo casuale, sporadico o peggio eludendo per affrontare i problemi della 39 attraverso le ? regionali. Si dà finalmente risposta ad un problema che il PRI aveva posto da tempo: la modifica della 39, recuperare la programmazione regionale i giusti strumenti di indirizzo, coordinamento, controllo… [riprende la questione dei finanziamenti ].


Bruno Toscano:
Non molte osservazioni su un testo che è stato, rispetto alla versione precedente molto cambiato. La prima osservazione proprio su questi cambiamenti: non vorrei che la soppressione degli articoli che si riferiscono all’ istituto regionale per i beni culturali fosse intesa come la drastica negazione dell’esigenza di un organismo che risponda ad esigenze, a requisiti che invece sono reali.
Per quel che mi riguarda io interpreto la soppressione degli artt. inerenti l’istituto come una rettifica delle forme, dei modi in cui questa struttura era stata concepita ma non come una negazione delle necessità che sono, che erano, alla base di questa indicazione.. inviterei i colleghi a guardare il titolo sesto, art. 24 dove giustamente si ripropone il problema e si rimanda ad una prossima occasione legislativa la definizione di organismi e strumenti che dovranno rispondere a necessità ed esigenze di grande importanza: da quella della unificazione dei metodi, e quindi di un’esigenza di tipo scientifico che riguarda il catalogo, che riguarda la manutenzione il restauro e in genere la documentazione a quella fondamentale esigenza che riguarda la…. non mi viene in mente altro termine, invenzione o se volete la fantasiosa invenzione di procedure e di forme di cooperazione ordinaria con lo Stato, non solo con le Soprintendenze ma con lo Stato nei suoi vari segmenti istituzionali e cioè a partire dal Ministero fino alle Dir. Centrali, agli Istituti centrali e agli uffici periferici che lo rappresentano nel territorio nazionale.
A me sembra dunque che l’art. nuovo, l’art. 24, faccia giustizia di una interpretazione che è soltanto appunto denigratoria della presenza di una struttura di questo genere come inutile apparato, inutile appesantimento, personalmente non sono di questo parere ritengo che invece l’art. 24 riproponga il problema nei termini giusti in vista di una definizione che certo non può essere data nelle ultime ore della legislatura. Qual è il punto che a me sembra aver inteso come punto spina dorsale del progetto di legge della Giunta, non è una piccola conquista o una piccola acquisizione anche sul piano concettuale, è invece, a mio parere, un giusto riconoscimento che, o se volete del fatto che i musei locali e di interesse locale per usare la vecchia formula della prima legge di trasferimento, oltre ad avere una loro individualità decisamente in certi casi anche caratterizzata, costituiscono però nell’insieme un patrimonio complessivo che quindi va affrontato dal legislatore come tale e non soltanto come sommatoria di singoli istituti ma anche come, in qualche modo, coerente complesso di istituti museali diffusi e disseminati nel territorio di vario titolo proprietario talvolta e di caratterizzazione disciplinare non del tutto omogenea anche se prevalgono i musei di arte e di storia e i musei archeologici.
Questo patrimonio nel suo insieme viene definito sistema museale regionale dalla legge con un termine che può sembrare perfino un po’ampolloso e con una presunzione di organicità che in realtà non c’è ma che la legge si sforza di individuare o se volete di costruire con indicazioni specifiche, si potrà anche se volete restare perplessi dal grado talvolta molto spinto, molto approfondito di previsione programmatoria che si rinviene in alcuni articoli come l’art. 7 sulla classificazione dei musei locali e si potrà anche accendere un dubbio sulla necessità o meno, o meglio si potrà anche richiedere una maggiore chiarezza sul rapporto tra i singoli istituti e il sistema, cioè si tratta di un rapporto di necessità o di opzionalità, si tratta di un’adesione necessaria o di un’adesione obbligatoria o invece di un’adesione solo possibile: ma non mi sembra siano questi i dati che influenzano il giudizio sostanzialmente positivo e innovativo che si deve dare di questo atto. Su questo punto del rapporto fra istituzioni museali locali e sistema museale governato dalla Regione a me sembra che si possa concludere con una frase di buon senso che però, come spesso succede, al buon senso poi non è fortunata e cioè la Regione attribuisca risorse solo a chi sta alle regole, ecco questo è un dato che si deve affermare con la maggior chiarezza possibile e che del resto è anche contenuto nella testo della legge ma forse si può qui sintetizzare con una battuta di questo genere che ripeto ..la Regione attribuisca risorse a chi sta alle regole e chi non sta alle regole non abbia risorse regionali, faccia il suo giuoco personale, si sprofondi nella mancanza di qualità o nel dilettantismo delle iniziative, nell’estemporaneità delle stesse iniziative ma non abbia sostegni regionali. Ecco a me sembra che questi siano i dati più caratterizzanti del disegno di legge che quindi credo debba essere meritevole del nostro voto positivo e qui mi fermerei anche se il collega Marinelli ha più volte e gliene sono grato, citato il disegno di legge che ho presentato tre anni fa su questo mi riservo di ridire qualche parola e sulla possibile connessione con questa legge.

Piovano : solo per fare alcune considerazioni. L’atto è stato profondamente modificato ieri con la cancellazione o la modificazione di molte delle sue parti: ha avuto una storia di riunificazione poi di ri- separazione dall’atto presentato dal consigliere Toscano, ha un grosso punto interrogativo nella mancanza di finanziamenti, ci sono nodi da sciogliere, aspetti di scarsa chiarezza dei rapporti tra le singole unità, tra i singoli istituti del sistema e gli altri enti e la funzione regionale in merito. Ho l’impressione che anche per qualche riguarda l’obbligatorietà dell’adesione al sistema ci sia stata un’inversione di tendenza in corso d’opera su quella che prima era ritenuta un’adesione obbligatoria e che poi si è stemperata su un aspetto molto più volontario.. e d’altra parte credo che questo risponda di più a quelle che sono le possibilità legali di obbligare un ente locale ad aderire al sistema museale regionale certo resterebbe il problema di poter dare o negare i contributi ma questo apre un problema, potrebbe esserci anche un ente non aderente al sistema il cui bene è obiettivamente di interesse generale, che deva fare la Regione, pubblico per eccellenza, di fronte a questo bene culturale che magari sia in condizione di degrado che imponga interventi urgenti.
Il problema non è di facile soluzione, è necessario vedere gli aspetti economici, educativi quelli a cui si riferiva Toscano, non dare fondi a chi non gestisce bene, ha una profonda ragione questa linea, ma d’altra parte è nell’interesse pubblico lasciare in degrado alcune opere oppure lasciare gestire male o lasciare chiuse al pubblico magari per mancanza di personale altri enti. D’altra parte i problemi del personale non sono facilmente superabili soltanto dicendo in una legge che deve essere previsto personale di professionalità adeguata e in numero adeguato è una bellissima petizione di principio ma poi gli enti proprietari potrebbero dire: «va bene cara Regione, io sono disponibilissimo a prendere questo personale ma poi mi dici come lo pago .. » perché queste sono esperienze già fatte nel passato, sono molti gli aspetti di difficoltà della materia, aspetti su cui il Consiglio Regionale dovrà tornare per verificare se qualche dizione è sfuggita nella fretta degli ultimi mesi della legislatura.[omissis]

Carnieri: soltanto 2 rapidissime considerazioni [omissis]
La Commissione ha snellito il procedimento e però l’obiettivo che la Giunta Regionale si era proposta di dare uno strumento di programmazione efficace ed efficiente in grado di collegare l’iniziativa del governo regionale a quella degli enti locali in grado di organizzare un flusso di spesa finalizzato intervenire su uno degli aspetti più importante della vita della società regionale, viene mantenuto abbiamo aggiunto un emendamento tendente a costruire un finanziamento per la legge.
2) Soppressione Istituto centrale regionale: non sono scomparse le esigenze che avevano maturate quel tipo di scelta la nostra posizione è simile a quella di Toscano, art. 24, non si chiude un capitolo

Mingarelli: credo sia giusto ringraziare Castellani e gli altri membri della Commissione, […]
Io sono del parere che non si debba parlare in modo così assoluto di fretta della Giunta, essa deriva dal fatto che ci troviamo di fronte alla scadenza della legislatura, e pur tuttavia siamo stati in presenza di una proposta giacente nella Commissione da oltre 10 mesi, una proposta alla quale la Giunta era stata chiamata ad assolvere da un dispositivo del PSR ma soprattutto io credo dall’ urgenza di introdurre strumenti in grado di rendere più agili, più efficace e meno dispersivi gli interventi i materia di musei. La legge che stiamo discutendo infatti insieme a quella degli archivi, un binomio di atti legislativi che hanno la stessa impostazione per ceri aspetti le stesse procedure e le analoghe previsioni. La l9/73 era di principio e l’esperienza