Distretto culturale del Materano. Documento preliminare.

relazione progettuale, Provincia di Matera

PROVINCIA DI MATERA
Assessorato alla Cultura –Servizi Sociali – Belle Arti – Sport e Tempo Libero
DISTRETTO CULTURALE DEL MATERANO
Documento Preliminare
Premessa
L'avvio di una politica per la realizzazione del distretto culturale di Matera rappresenta un salto di qualità nella gestione del patrimonio culturale e nella stessa strategia di sviluppo economico della provincia. Il distretto culturale mira a legare in un processo unitario di sviluppo le risorse culturali ed ambientali e le altre risorse di carattere sociale ed economico, coinvolgendo l'intera comunità locale in modo da avviare un percorso che tenda a:
a) valorizzare il patrimonio culturale, storico e ambientale locale nelle sue diverse componenti;
b) a mobilitare le risorse imprenditoriali locali nel processo di valorizzazione economica del patrimonio stesso;
e) a rafforzare il senso di identità del territorio e della comunità.
Parte I - II Distretto Culturale: un nuovo strumento di sviluppo
1. Elementi definitori
Concepito e realizzato in Gran Bretagna come strumento per il recupero ed il rilancio di città investite da processi di declino industriale e, quindi, come distretto di tipo urbano, il modello del distretto culturale si è diffuso in altre nazioni ed, in particolare in Italia, dove ha assunto forme particolari, legate anche alle specifiche caratteristiche del patrimonio culturale italiano, alla sua complessità ed alla sua distribuzione sul territorio. Il distretto culturale può essere considerato un sistema produttivo locale, fondato sulla valorizzazione dei beni culturali e sulla integrazione di tale processo con lo sviluppo di altre attività complementari e di supporto. Si tratta di un processo di ottimizzazione dell'uso del patrimonio culturale nell'ottica di rendere più efficace il processo di produzione di cultura e di aumentare gli effetti economici in termini di reddito ed occupazione. L'interesse per i distretti culturali è espressione di quel processo di dematerializzazione dell'economia che caratterizza l'economica post-industriale. Presupposto per il sorgere e l'affermazione di tali sistemi territoriali è l'esistenza di una forte densità culturale, espressione da intendere nel senso più ampio, comprensiva di beni immobili e mobili quali beni archeologici e storici, monumenti, beni architettonici, musei, gallerie, di istituzioni dello spettacolo,associazioni culturali, fondazioni, parchi letterari, chiese, edifici ed istituzioni legate al culto ed alla tradizione religiosa, archivi e biblioteche. A tali beni devono aggiungersi i valori paesistici e ambientali e quelli legati alle tradizioni locali. Il distretto culturale si differenzia sia dal distretto industriale che dal sistema turistico locale. Il primo è un sistema produttivo locale caratterizzato da una concentrazione di imprese appartenenti ad una medesima filiera produttiva, nasce spontaneamente sulla base di economie da agglomerazione e della sedimentazione di elementi intangibili, quali la conoscenza tacita, le reti di relazioni, l'identificazione comunitaria, la fiducia reciproca, la partecipazione attiva delle istituzioni, l'interdipendenza dei soggetti. Il sistema turistico è un'area a forte vocazione turistica che si fonda su attrattori turistici, che possono anche non avere riferimenti a valori culturali come i centri di divertimento, le tenne, i centri di cura. Il sistema turistico che si fonda sulla valorizzazione di un forte patrimonio culturale, tende a coincidere con il distretto culturale. Il distretto culturale si caratterizza per due aspetti:
a) non è un fenomeno spontaneo ma è un sistema costruito con una specifica politica;
b) è un sistema pluriprodotto in quanto l'offerta che da esso si origina comprende una molteplicità di beni e servizi legati da rapporti di compìementarietà coinvolgendo anche tutte le produzioni tipiche, ivi comprese quelle legate alla presenza di distretti industriali specializzati su filiere di beni di consumo.
Esso si fonda su alcune idee forza:
a) l'integrazione tra le risorse culturali e le altre risorse del territorio, il che implica tra l'altro il coinvolgimento nel processo di valorizzazione culturale di tutto il tessuto imprenditoriale e del sistema istituzionale ai diversi livelli;
b) il coinvolgimento della comunità locale della quale il distretto rafforza l'identità e il senso di appartenenza
e) il supporto di una efficace azione di marketing territoriale d) una capacità competitiva vale a dire capacità di attrarre flussi turistici -basata prevalentemente sulla qualità dei prodotti offerti.
Il distretto culturale richiama pertanto una idea di eccellenza.
Gli clementi costitutivi del distretto
Gli elementi del distretto culturale sono:
a) i beni culturali ed ambientali ì parchi letterari oggetto di valorizzazione;
b) il modello di gestione e di fruibilità degli stessi; e) il sistema anche infrastrutturale di accessibilità;
d) i beni ed i servizi strumentali alla fruizione dei beni culturali, quali le produzioni editoriali e di audiovisivi, le guide;
e) i servizi di accoglienza-ricezione;
f) i servizi ed i beni di settori, che pur essendo autonomi rispetto alla fruizione dei beni culturali, possono integrarne l'offerta (produzioni tipiche, servizi di svago, sport, età);
g) i servizi di marketing territoriale e di promozione turistica; h) il sistema di formazione per gli operatori del distretto;
i) le associazioni culturali, le fondazioni.
Tutti gli elementi in precedenza indicati costituiscono nel loro insieme e nella loro integrazione una vera e propria filiera produttiva che può essere definita come filiera della cultura, nella quale operano soggetti pubblici ed imprese private differenziate per offrire una serie di prodotti in prevalenza "culture based", capaci di attrarre in misura continuativa e far soggiornare flussi turistici.
L'attrazione turistica è l'obiettivo base di una politica del distretto culturale, che deve tendere ad:
a) aumento del flusso turistico
b) elevazione della sua qualificazione
e) aumento della permanenza dei flussi turistici
d) destagionalizzazione dei flussi
e) diffusione del movimento turistico sul territorio
f) aumento della spesa turistica pro-capite.
All'attrazione dei flussi turistici si accompagna l'attrazione degli investimenti ed in particolare dei capitali privati, ai quali il processo di sviluppo economico avviato della realizzazione del distretto offre opportunità di investimento nel territorio provinciale.
Parte II - II Distretto Culturale della provincia di Matera
3. Prime Considerazioni
La provincia di Matera è particolarmente ricca di valori culturali ed ambientali e
costituisce un'area con una forte vocazione per il turismo culturale.
Accanto ai beni culturali, che sono oggetto di interesse a livello nazionale ed
internazionale, nella provincia vi è un patrimonio diffuso in molti Comuni, che
attende di essere valorizzato in modo pieno. Lo stesso è a dirsi per i beni paesistici ed ambientali racchiusi in larga parte in aree regolamentate o protette (Riserve naturali, regionali e statali, foreste demaniali,
parchi). Bisogna dire che le relative problematiche sono state sino ad oggi, da parte dei vari soggetti istituzionali e di strutture associate, oggetto di studi e di interventi che pongono la base per una politica distrettuale. Come è noto, tale politica comprende:
1. la mappatura dei beni culturali ed ambientali;
2. la definizione di un modello organizzativo che coinvolga tutti i soggetti che comunque sono interessati alla loro valorizzazione;
3. il piano degli interventi di recupero e restauro;
4. la redazione ed attuazione di un piano di marketing, che preveda anche la definizione e promozione dei pacchetti turistici, l'organizzazione di eventi, la ulteriore valorizzazione dì tutte le manifestazioni, che vengono già promosse da diversi soggetti;
5. gli interventi per lo sviluppo dei servizi di supporto e di quelli di ricettività e per la mobilità;
6. il modello di organizzazione della fruizione dei beni culturali e degli altri beni, la cui offerta integra quella dei primi e dei rapporti con le altre realtà distrettuali locali;
7. la politica delle risorse umane;
8. la politica delle risorse finanziarie.
Come già detto molte di queste tematiche sono state, in parte, già affrontate dai vari soggetti che, con diverse competenze operano sul territorio. Così esiste una mappatura abbastanza puntuale delle risorse, culturali e ambientali, un piano di interventi di recupero in fase di parziale attuazione, in relazione alla disponibilità di risorse finanziarie, una prima definizione di percorsi culturali che coinvolgono non solo i siti di tradizionale interesse come i Sassi, il Parco della Murgia con le chiese rupestri, i siti della Magna Grecia ma anche i borghi arabo-saraceni (La Rabatana di Tursi, la Rabata e la Saracena di Tricarico ad es.), i villaggi neolitici, le emergenze medievali, le masserie fortificate, i parchi letterari ed altri. Iniziative e manifestazioni di rilievo sono state avviate dalla Amministrazione Provinciale, dal Comune di Matera, dalla Fondazione Sassi, dall'Azienda Speciale della Camera di Commercio, da singoli Comuni, dall'Azienda Parco della Murgia, dai due Parchi letterari. Interventi sono stati effettuati anche a livello regionale con il POR Basilicata e dall’APT. Interessante anche l'opera di alcune Istituzioni culturali ed Associazioni culturali. Da un'analisi delle iniziative, nell'ottica del lancio di un distretto culturale come
delineato in precedenza,emergono le seguenti considerazioni:
a) i vari interventi - pur ampiamente validi di per sé stessi - hanno un carattere frammentario e non coordinato tra di loro; difetta quell'unitarietà di disegno che consenta di vendere-pro muovere l'insieme dei prodotti culturali della provincia come prodotto globale per i grandi mercati nazionali ed internazionali. Alcuni segmenti dell'offerta culturale non sono adeguamento trattati (archivi e biblioteche);
b) Difetta spesso nei vari interventi la considerazione della dimensione economica, vale a dire del contributo che i singoli beni o i singoli sistemi culturali possonodare alla costruzione di un modello complesso di offerta di turismo culturale sostenibile capace di fare massa critica di offerta in integrazione con tutte le risorse locali. Così, ad esempio, definire un percorso culturale deve significare individuare un
elemento di una offerta complessa di un pacchetto turistico e non un fatto a sé stante;
e) Manca, nell'insieme dei provvedimenti, un adeguato riferimento ad una politica di promozione integrata, di comunicazione, di marketing, anche se sono stati realizzati importanti e molto qualificati interventi nel campo dei media (ad es. spazi di trasmissione in programmi tv)
d) Sono ancora insufficientemente affrontati i temi della formazione delle risorse
umane, del potenziamento delle strutture ricettive e di accoglienza della messa in
rete delle informazioni culturali.
4. Una proposta operativa integrata
Sulla base delle osservazioni in precedenza formulate per realizzare una politica del distretto culturale occorre porre attenzione su tre aspetti, dai quali dipende il salto di qualità che tale politica deve realizzare; essi riguardano:
a) la creazione di una struttura di programmazione e coordinamento;
b) la definizione di un progetto globale di lancio del distretto, coinvolgendo tutti i soggetti che possono a diverso titolo contribuire alla promozione del distretto stesso. Tale piano deve riguardare interventi strutturali, gestionali e finanziari;
c) l'attuazione di un piano di promozione fondato sulla costruzione di una offerta multiprodotto, strutturata in pacchetti ed itinerari da offrire sul mercato;
d) la istituzione di un piano di lavoro che indichi le fasi di attività.
Carattere prioritario riveste il punto sub a).
A tal fine, sarebbe opportuno costituire un Comitato di programmazione e coordinamento con la partecipazione di tutti gli enti interessati e di esperti, cui dovrebbe essere affidato il compito di proporre e di redigere il piano integrato degli interventi di cui al punto b) ed il piano di promozione. Il Comitato potrebbe essere strutturato su due livelli, uno ristretto decisionale -segreteria tecnica -che inizierà il processo e lo guiderà fino alla sua attuazione, eventualmente integrata da tecnici ed esperti esterni designati dagli enti ed associazioni che partecipano alla programmazione ed uno allargato alla partecipazione dei i Sindaci del territorio e dei soggetti pubblici e privati presenti sul territorio provinciale con funzioni di indirizzo generale. Spetterà comunque all'Ente Provincia la funzione di coordinamento.
Il Comitato potrà anticipare l'ipotesi di modello organizzativo definitivo del distretto per il quale si formulano diverse ipotesi:
1. Consorzio tra enti pubblici
2. Società tra enti pubblici
3. Società mista pubblico-privata
4. Associazioni tra soggetti pubblici e privati
5. Accordo di programma.
Appare che la formula da preferire sia probabilmente quella della Società mista che consente snellezza operativa e autonomia gestionale.
5. Il programma di lavoro
Sulla base delle indicazioni in precedenza formulate un piano di lavoro potrebbe essere strutturato nelle seguenti fasi:
- Realizzazione di una Conferenza con le Autonomie locali, gli uffici statali e
le altre istituzioni coinvolte del progetto.
Costituzione di un Comitato di programmazione e coordinamento
- Ricognizione di tutti gli studi, progetti, programmi realizzati, avviati o semplicemente definiti da parte di tutti i soggetti locali; recepimento delle eventuali ulteriori proposte formulate dai diversi soggetti in sede di Conferenza
- Avvio del processo di programmazione del distretto e realizzazione dei primi progetti.
6. Il progetto globale del distretto
La Redazione di un progetto globale del distretto comprende
1. Analisi del sistema:
a) mappatura di tutte le risorse culturali della provincia, definizione di percorsi turistici-culturali, con particolare attenzione ai beni dei centri minori. La mappatura dovrà evidenziare la proprietà dei singoli beni;
b) piano degli interventi di recupero, ove necessari; tale piano deve prevedere un ordine di priorità negli interventi, con specifico riguardo agli immobili di proprietà della Provincia e, in genere pubblici;
c) piano finanziario delle risorse necessarie e degli strumenti di finanziamento disponibili per tali recupero;
d) definizione della politica di gestione e di fruizione delle risorse culturali, e analisi dei ricavi e costi;
e) analisi del sistema ricettivo e di accoglienza e delle eventuali carenze; piano degli interventi sulle risorse umane; rapporto con le diverse realtà distrettuali esistenti sul territorio;
f) piano degli eventi;
g) forme di collaborazione con i territori limitrofi.
2. Definizione della struttura organizzativa del distretto nel suo complesso
3. Redazione del piano di marketing che dovrà comprendere:
a) piano di comunicazione che dovrà individuare i valori simbolo cui far leva per fissare e veicolare l'immagine della provincia sui mercati e gli strumenti cui affidare tale funzione;
b) piano di marketing turistico che dovrà prevedere la costruzione dei pacchetti turistici integrati da immettere sul mercato, i canali di commercializzazione, gli incentivi, il piano degli eventi con funzione di attrazione di flussi particolari o di valorizzazione del sistema locale;
c) la costruzione di rapporti con i tour operators e con gli intermediari turistici.
4. Piano finanziario di gestione del sistema.
Tale piano deve prevedere il piano di copertura dei costi di lancio e gestione del distretto e valutare i ritorni economici e sociali di quest 'ultimo.
5. Fase di gestione e monitoraggio.
In tale fase tutte le iniziative programmate sono in attuazione e l'Ente di gestione del distretto deve monitorare i risultati adeguando le azioni ai risultati.
7. Il piano processo: iniziative di prima attuazione
Occorre evitare che il rispetto della successione logica delle varie fasi di lavoro crei delle discontinuità operative, blocchi iniziative sicuramente utili nella politica distrettuale e crei vuoti tempi di attesa nella gestione del sistema; è opportuno che la realizzazione del distretto si sviluppi nella logica del piano processo, in base alla quale l'attività di programmazione si accompagna alla realizzazione di iniziative ed interventi concreti coerenti con gli indirizzi generali della programmazione stessa. In altri termini i progetti che la programmazione del distretto non potrà non recepire possono essere avviati, prima ancora la programmazione sia stata definita in tutti i suoi elementi.
Inoltre le esperienze realizzate in corso di programmazione possono testare lo svolgimento di quest'ultima, rendendola più efficace ed aderente alla realtà del territorio. In tale ottica le attività da realizzare in contemporanea all'avvio dell'attività progettuale potrebbero riguardare:
a) recupero e valorizzazione degli immobili di proprietà pubblica con specifico riferimento a quelli di proprietà dell'Amministratore provinciale quali Palazzo Malvezzi di Matera, Palazzo Ducale di Tricarico, la casa di Albino Pierro di Tursi, Convento di San Francesco di Ferrandina, Palazzo Nugent di Irsina.
Tali immobili con il recupero potrebbero essere utilmente impiegati per realizzare iniziative capaci di influire positivamente su tutta la politica distrettuale.
b) Studio preliminare su progetti di finanza innovativa e non, di pronta attuazione.
Tale studio potrebbe essere utilizzato per recuperare le risorse per le prime realizzazioni.
Fermo restando che deve essere in ogni caso garantita la qualità degli interventi, in conformità agli indirizzi sino ad oggi seguiti dai vari soggetti nella politica di recupero, lo studio di alcune interessanti esperienze di cantiere scuola potrebbe fornire utili elementi per realizzare analoghe iniziative nella provincia di Matera.
c) Avvio di un programma di formazione superiore delle risorse umane nel settore turistico e dei servizi connessi. La provincia potrebbe sollecitare la costituzione di una ATI tra aziende locali accreditate presso la Regione per la formazione e soggetti esperti per presentare alla Regione proposte di I.F.T.S. per il settore del turismo ed aree formative comunque coinvolte con la politica distrettuale.
d) Coinvolgimento dal basso dei segmenti più attivi della popolazione locale.
La proposta riguarda l'apertura di uno sportello dell'Associazionismo culturale secondo i modelli collaudati con esito positivo in altre aree. Lo Sportello prevede la creazione di un sito internet con una banca dati sulle normative giuridiche-fiscali, amministrative ed agevolative, in tema di associazioni culturali ed altri servizi "on line" oltre alla attivazione di un servizio fisico di consulenza diretta attraverso incontro con esperti del settore.
e) Studio sul ricorso a cantieri scuola per interventi di recupero.
Lo scopo del progetto è quello di assistere le associazioni culturali secondo criteri selettivi, privilegiando le associazioni con maggior potenziale.
f) Progetto Pilota di marketing. In attesa di varare un piano di marketing territoriale che focalizzi l'attenzione sulla costruzione, offerta e promozione di pacchetti turistici integrati, da veicolare sui grandi mercati, si potrebbe avviare un progetto pilota utile anche ai fini della programmazione prevista che preveda:
- promuovere un incontro con qualificati tour operators
- illustrare la possibilità di realizzare pacchetti turistici di diversa tipologia (specialistici, di breve durata, inseriti in programma turistici maggiori) individuandone, anche con la partecipazione delle categorìe economiche, contenuti agevolativi o di particolare interesse
- avviare una prima politica di lancio.